Juventus, l’incubo Champions che cambia il mercato: da Comolli a Yildiz, i sacrifici per sopravvivere

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un pomeriggio di maggio – inizio maggio – prende, improvvisamente, in ostaggio l’Allianz Stadium e tutto il carico di ambizione che c’è dentro: il pareggio con una squadra già retrocessa (Verona) si mette di traverso tra la Juventus e il traguardo minimo della prossima Champions. E, adesso? Non c’è tempo per farsi prendere dalla grande paura, ma, la paura, è in scena: finire fuori dalle prime quattro posizioni avrebbe effetti collaterali, per certi versi, anche rivoluzionari. Perché la qualificazione alla massima competizione europea, alla Continassa, non è solo un obiettivo sportivo, bensì una vera e propria clausola di sopravvivenza economica e gestionale, quella che separa la stabilità da una probabile diaspora di talenti e di figure dirigenziali.

La linea sottile del quarto posto e i conti in rosso

La squadra allenata da Luciano Spalletti (che, va detto, rappresenta l’unico punto fermo di questo prossimo futuro, essendo stato blindato dalla proprietà a prescindere dal verdetto finale) si gioca molto più di un semplice piazzamento in classifica nelle ultime tre giornate. Secondo le ricostruzioni stampa, l’assenza dalla prossima Champions League priverebbe le casse bianconere di un tesoretto che, solo nell’ultima edizione, aveva superato gli ottanta milioni di euro. Senza quelle risorse – e senza la vetrina che attrae i big – la pianificazione del mercato estivo andrebbe a scatafascio, costringendo il club a fare i conti con un’Europa League che non basterebbe a coprire i buchi. Per questo, tra i vari scenari possibili, quello peggiore prevede una manovra dolorosa sulle plusvalenze per tamponare le perdite.

Comolli sotto esame: la prima vittima della rivoluzione

E se la barca affonda, il primo a saltare – o almeno a rischiare seriamente il posto – sarebbe il capitano della gestione tecnica. Damien Comolli, arrivato lo scorso giugno e promosso ad amministratore delegato a novembre, paga il mercato ritenuto finora deludente, con i colpi rimasti in canna come Openda e David che non hanno acceso la fantasia. La proprietà, guidata da John Elkann, non sembra intenzionata a tollerare un altro “anno zero” senza il massimo palcoscenico europeo; qualora il quarto posto sfumasse, il dirigente francese sarebbe il candidato principale a lasciare la Continassa, aprendo le porte a un peso sempre maggiore nelle decisioni di Giorgio Chiellini. In questo senso, la Juventus sembra pronta a rivedere le proprie gerarchie, senza fare sconti al management.

Yildiz, Vlahovic e Bremer: la lista dei partenti eccellenti

La mancata qualificazione, però, non colpirebbe solo la scrivania del direttore, bensì anche – e soprattutto – il cuore della rosa. Il talento turco Kenan Yildiz, nonostante il recente rinnovo che ne legava il nome al progetto bianconero, è finito prepotentemente nel mirino del Real Madrid: Florentino Perez lo osserva da tempo, e l’assenza della Champions potrebbe convincere il giovane ad accettare la corte dei blancos, per giocare accanto all’amico Arda Guler. Situazione analoga per Dusan Vlahovic, il cui rinnovo è già in bilico: senza la vetrina europea, il serbo troverebbe pretendenti sia in Premier League che in Italia, anche se costretto magari a ridimensionare le pretese economiche. Non bisogna dimenticare, poi, i nomi di Khephren Thuram e Gleison Bremer: il primo, acquistato per venti milioni, vale oggi il doppio ed è richiestissimo in Inghilterra; il secondo, centrale insostituibile, non è considerato più incedibile e potrebbe rappresentare la cessione più onerosa per fare cassa.

Un attacco alla vetrina: i sogni proibiti senza coppe

Oltre alle partenze, a cambiare radicalmente sarebbe lo scenario degli acquisti. Profili di altissimo profilo come Bernardo Silva (in uscita dal Manchester City) diventerebbero semplicemente fuori portata per la Juventus, che senza la Champions perderebbe quel potere attrattivo indispensabile per convincere certe stelle a trasferirsi a Torino. I discorsi per un top player in attacco, o per un centrocampista di livello, si scontrerebbero con la realtà di un bilancio meno flessibile e con la necessità di risparmiare sull’ingaggio. In pratica, il futuro della Vecchia Signora – che tra tre partite saprà il suo destino – è un libro ancora tutto da scrivere, ma la penna è già nelle mani dei risultati del campo: vittoria o rivoluzione, non ci sono molte altre vie di mezzo.

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