Ex Manifattura Tabacchi, a Piacenza nasce un quartiere per il ceto medio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il profilo della città sta cambiando, lentamente ma in maniera significativa, in un’area che per decenni ha custodito il silenzio delle fabbriche dismesse. Tra via Raffalda e via Montebello, infatti, prende forma un intervento di rigenerazione urbana definito il più importante dal secondo dopoguerra, un progetto che trasformerà sessantamila metri quadrati dell’ex Manifattura Tabacchi in un nuovo quartiere residenziale. L’operazione, finanziata attraverso il Pnrr e fondi europei, è stata presentata nelle scorse settimane nel corso di un incontro pubblico all’auditorium di Sant’Ilario, evento che ha visto anche la partecipazione in collegamento del ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti. Il ministro, originario di Piacenza, ha sottolineato come il risultato sia “frutto del lavoro di squadra”, evidenziando che “se c’è cooperazione fra i diversi livelli di governo si raggiungono risultati che la conflittualità non permette di raggiungere”.

Il cuore del progetto, ribattezzato “Manifattura Piacenza”, batte per quelle fasce sociali che spesso faticano a trovare una collocazione stabile nel mercato immobiliare. Destinatari ideali delle 269 residenze previste, delle quali 143 sono riservate al social housing con canoni calmierati, saranno infatti figure emblematiche della vita contemporanea: il giovane lavoratore, la famiglia monogenitoriale, la coppia di anziani che vive di pensione, oppure l’insegnante trasferitasi dal Sud. A costoro si offrirà, in tre palazzine appositamente realizzate, non solo un alloggio ma la possibilità di radicarsi in un contesto dotato di servizi, come un polo scolastico che comprenderà una scuola media e una palestra, e di un’ampia area verde.

La narrazione ufficiale dell’evento di presentazione, caratterizzata – come spesso accade – da applausi e toni entusiastici, non è stata però condivisa da tutti. A palesare un dissenso carico di amarezza è stato il Comitato Infrangibile, il quale ha fatto notare la propria assenza, fisica e simbolica, da quella che è stata definita una “celebrazione a senso unico”. Il quartiere che maggiormente subirà le conseguenze, positive o negative che siano, della trasformazione, si è sentito escluso da un momento decisivo, osservando “da lontano” quanto andava in scena nel centro cittadino, lontananza che sottolinea un distacco percepito tra le istituzioni e i residenti diretti.

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