Kasanova passa alla Pamaf di Antonio Bernardo, chiusa la partita dopo il ritiro di Ovs

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La cessione di Kasanova ha trovato il suo epilogo, con il consiglio di amministrazione della catena specializzata in casalinghi e articoli per la casa che ha formalizzato l’accettazione dell’offerta vincolante presentata da Pamaf, holding guidata dall’imprenditore napoletano Antonio Bernardo. L’operazione, il cui valore economico non è stato reso noto, riguarda l’acquisizione del cento per cento delle azioni della società brianzola e si pone l’obiettivo, stando a quanto si legge in una nota diffusa dai nuovi acquirenti, di fornire un sostegno finanziario immediato per poi procedere con un piano strutturato di rilancio industriale. La decisione del board, arrivata all’esito di valutazioni che hanno incrociato profili industriali, economici e giuridici, ha giudicato la proposta “seria, solida e pienamente idonea” a risolvere la crisi d’impresa che da tempo attanagliava il gruppo. L’ingresso di Pamaf, di fatto, scrive la parola fine alla telenovela societaria che aveva visto, solo poche settimane prima, il ritiro di Ovs dalla trattativa: il gruppo dell’abbigliamento, infatti, aveva fatto decadere la propria offerta ai primi di febbraio, una circostanza che aveva spinto Kasanova a riattivare immediatamente i contatti con la holding campana, già segnalatasi con una manifestazione di interesse nello scorso dicembre.

La figura di Antonio Bernardo e la nuova strategia per la rete vendita

Alla guida dell’operazione si pone dunque Antonio Bernardo, volto noto nel panorama del retail italiano per la sua precedente esperienza in Piazza Italia, di cui era stato amministratore delegato e azionista prima di cedere la propria partecipazione, qualche mese addietro, al fratello Luigi attraverso la controllata Alma. La sua Pamaf, holding con sede a Napoli e radici nella commercializzazione di infissi in pvc, si trova ora a dover gestire una rete complessa che conta circa settecento punti vendita sul territorio nazionale, dei quali duecentoventi in gestione diretta e circa duecentoottanta in franchising, a cui si aggiungono duecento corner all’interno di negozi di bricolage; un organico, quello complessivo, che coinvolge circa cinquemila dipendenti. Tra questi, trovano posto anche i dodici negozi dislocati in Sardegna, presenti a Sassari, nelle vie del centro di Cagliari e in centri commerciali come quello di Santa Gilla, oltre che ad Alghero, Macomer, Bosa, Badesi, Quartucciu, Oristano, Nuoro e Olbia: punti vendita, questi, che rientrano a pieno Titolo nel perimetro dell’acquisizione e per i quali si prevede una continuità operativa, in assenza di indicazioni contrarie emerse nel corso della due diligence.

Le dichiarazioni del management e il percorso di risanamento

Il commento di Maurizio Ghidelli, amministratore delegato di Kasanova e figura storica dell’azienda, ha voluto sottolineare non solo l’aspetto imprenditoriale ma anche quello umano dell’operazione, definendo Bernardo “un imprenditore gentiluomo, un uomo di valori e di parola” capace di unire le proprie risorse umane a quelle già esistenti per riportare la società al successo. Le difficoltà del gruppo, emerse con chiarezza nel corso del 2024 e acuite da fattori esogeni come l’adeguamento alla direttiva Omnibus, un attacco informatico subito nel novembre del 2023 e le tensioni sulle rotte commerciali internazionali, avevano portato a una crescita forse troppo rapida della rete in affiliazione tra il 2020 e il 2023, con un assorbimento di capitale circolante che non aveva prodotto i ritorni attesi in termini di redditività. L’intervento di Pamaf, alle condizioni fissate nell’offerta, dovrebbe ora consentire di completare in tempi rapidi quel percorso di risanamento già avviato, affiancandolo a una fase di ottimizzazione e modernizzazione della struttura che, secondo le prime indicazioni, prevede anche un piano di aperture di nuovi punti vendita, a testimonianza di una fiducia nelle potenzialità del marchio nonostante le recenti difficoltà di bilancio.

I retroscena del mancato accordo con Ovs e l’accelerazione finale

La vicenda che ha portato all’attuale assetto proprietario affonda le sue radici nei mesi precedenti, quando l’offerta di Ovs era stata accantonata in quanto, come motivato dal consiglio di amministrazione della catena guidata da Stefano Beraldo, non si sarebbero verificate le condizioni a cui quell’operazione era subordinata. Nei verbali del cda di Kasanova, trapela tuttavia una lettura differente, con la società brianzola che sosteneva di aver raggiunto gli obiettivi richiesti, inclusi stralci di debito per quasi sei milioni di euro da parte di creditori non finanziari, e di aver subito una “inopinata” interruzione della trattativa che lasciava spazio a possibili verifiche su responsabilità. La rapidità con cui Pamaf ha ripreso i contatti, formalizzando una manifestazione di interesse già il 6 febbraio, appena due giorni dopo la rinuncia di Ovs, e ottenendo dal Tribunale di Monza le misure protettive del patrimonio, ha permesso di non disperdere il lavoro fatto e di portare a compimento la cessione, con il tavolo al Mimit che, già calendarizzato per metà marzo, ha fatto da cornice istituzionale a un passaggio che ora consegna Kasanova a una nuova gestione.

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