4 ottobre, il ritorno della festa nazionale di San Francesco e il nodo delle risorse
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Redazione Interno
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Il 4 ottobre torna a essere una festività nazionale in Italia. La legge dell'8 ottobre 2025, n. 151, entrata in vigore il 1° gennaio 2026, ha istituito la festa nazionale di San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, da celebrare ogni anno il 4 ottobre. La norma richiama esplicitamente i valori della pace, della fratellanza, della tutela dell'ambiente e della solidarietà come fondamento della ricorrenza.
Una data dal doppio significato
L'istituzione della festività coincide con l'ottavo centenario della morte del Santo, avvenuta il 3 ottobre 1226. Il calendario del 2026 ha però assegnato al debutto della festa una collocazione che ne limita gli effetti pratici immediati: il 4 ottobre cade di domenica, circostanza che non genera un giorno di vacanza aggiuntivo per la maggior parte dei lavoratori. La festività non goduta si tradurrà in un trattamento economico specifico in busta paga, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Le celebrazioni ad Assisi
La città umbra ha ospitato le celebrazioni ufficiali della giornata. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha partecipato alla messa solenne nella Basilica superiore, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana. Nel pomeriggio, dalla Loggia del Sacro Convento, il capo dello Stato ha pronunciato il discorso alla Nazione.
L'olio per la lampada votiva è stato offerto dall'Umbria e il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, l'ha accesa per la prima volta a nome dei Comuni italiani. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti di diciotto Regioni e altrettanti Comuni capoluogo.
L'impatto economico secondo Federalberghi
L'introduzione della nuova festività ha spinto Federalberghi a commissionare un'indagine a Tecnè per misurarne le ricadute. Il presidente dell'associazione, Bernabò Bocca, ha osservato che l'evento sarà percepito in modo più incisivo a partire dal 2027, quando il 4 ottobre cadrà di lunedì e potrà creare un fine settimana lungo.
I dati raccolti mostrano un atteggiamento prudente: la metà degli intervistati non prevede effetti rilevanti sull'economia italiana, il 26,7% si attende conseguenze positive e l'8,4% teme un impatto negativo. Sul fronte dei comportamenti, il 32,5% degli italiani pensa di trascorrere la giornata riposando a casa, il 24,8% prevede attività religiose o spirituali e il 24,4% occasioni familiari e sociali. Il 22,1% dichiara l'intenzione di visitare un luogo legato al culto del Santo.
Il precedente di San Giuseppe
La rapidità con cui il Parlamento ha approvato la festa di San Francesco riporta l'attenzione su un'altra ricorrenza rimasta ai margini del calendario civile. Il 19 marzo, San Giuseppe, era una festa nazionale ai sensi della legge del 1949, ma fu eliminato dall'elenco dei giorni festivi agli effetti civili dalla legge del 1977.
Diversi disegni di legge sono stati presentati negli anni per ripristinarlo, senza successo. Le proposte, sostenute in particolare da senatori e deputati del Sudtirolo, ne sottolineavano il legame con il mondo dell'artigianato e il valore simbolico della figura paterna, richiamando anche le norme costituzionali sulla tutela della famiglia. Il testo più recente, comunicato alla presidenza del Senato nel marzo 2018, equiparava il 19 marzo alle altre festività riconosciute, con l'applicazione delle norme vigenti per le festività nazionali agli effetti retributivi.
La differenza di esito tra le due ricorrenze non trova spiegazione nei contenuti delle rispettive proposte. Per San Giuseppe la richiesta si trascina da decenni senza approdare a un voto definitivo, mentre per San Francesco l'iter si è chiuso in poche settimane, in tempo per l'ottavo centenario.
Il nodo della sovrapposizione normativa
All'indomani della promulgazione, il presidente Mattarella ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato per segnalare una criticità tecnica. La nuova legge istituisce il 4 ottobre come festa nazionale in onore di San Francesco, ma la precedente normativa del 1958 continua a qualificare la stessa data come solennità civile in onore di Santa Caterina da Siena, anch'essa patrona d'Italia.
Le due categorie producono effetti giuridici differenti, generando una sovrapposizione che il capo dello Stato ha ritenuto di dover evidenziare. Sotto il profilo pratico, la giornata ha comunque acquisito gli effetti propri di una festività nazionale: chiusura di scuole e uffici pubblici, salvo i servizi essenziali, applicazione dell'orario festivo nei luoghi di lavoro e trattamento economico secondo legge e contratto collettivo.
Le aspettative sui prossimi anni
Secondo l'indagine di Federalberghi, il 16,5% degli italiani valuta molto positivamente la nuova festività e il 68,8% abbastanza positivamente, mentre il 10% esprime un giudizio sfavorevole. Il 61,7% ritiene giusto dedicare una festività a San Francesco e ai valori che rappresenta, il 23% apprezza soprattutto la disponibilità di un giorno festivo aggiuntivo e il 12,1% ritiene che non fosse necessaria un'ulteriore festività nazionale.
La conoscenza della novità non è ancora uniforme: sette italiani su dieci identificano il 4 ottobre come giornata dedicata a San Francesco, ma solo il 52,7% sa che dal 2026 è stata reintrodotta la festività nazionale.
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