Torino, corteo primo maggio tra slogan per il lavoro e timori per le infiltrazioni
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Redazione Interno
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Sono migliaia le persone che, nonostante un clima di crescente tensione, hanno affollato il percorso che da corso Cairoli, costeggiando il Po attraverso Lungo Po Diaz e piazza Vittorio Veneto, conduce fino a piazza Castello. L’occasione è quella della tradizionale manifestazione del Primo Maggio, organizzata dalle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, che quest’anno hanno scelto di concentrare il messaggio politico sulla battaglia per un “lavoro dignitoso”, uno slogan, quest’ultimo, che mira a denunciare le piaghe della precarietà e della retribuzione insufficiente che affliggono ancora larghe fette del tessuto produttivo torinese. Il corteo, il cui culmine è previsto intorno alle 11 con l’arrivo in piazza Castello, vedrà sul palco gli interventi del segretario della Cisl Torino-Canavese, Giuseppe Filippone, affiancato dal sindaco Stefano Lo Russo per i saluti istituzionali.
Le modifiche alla viabilità e la chiusura dei parcheggi
Per consentire il regolare svolgimento della manifestazione, che si snoda lungo le arterie principali del centro storico, il comune ha predisposto un piano straordinario di modifiche alla circabilità veicolare in vigore già dalle prime ore dell’alba. Nello specifico, a partire dalle 7.00 di questa mattina, è stato istituito il divieto di transito non solo lungo il tragitto del corteo – che copre corso Cairoli, Lungo Po Diaz e via Po – ma anche in tutte le vie adiacenti che intersecano le direttrici di marcia dei manifestanti. Le limitazioni non riguardano esclusivamente il traffico veicolare privato; questi divieti influiscono pesantemente anche sulla sosta, con le strisce blu di piazza Vittorio Veneto e piazza Castello che resteranno interdette per l’intera mattinata fino a cessate esigenze, e sulla viabilità dei mezzi pubblici, costretti quest’oggi a subire percorsi alternativi e deviazioni standard per la festività.
La minaccia delle frange antagoniste e il caso Askatasuna
Se la manifestazione sindacale procede senza particolari intoppi, a offuscare l’atmosfera della Festa dei Lavoratori è l’ombra lunga delle infiltrazioni antagonisti, una preoccupazione concretizzatasi nelle ore precedenti e che ha imposto un serrato controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. A destare maggiore apprensione, in particolare, è l’eventualità che frange di antagonisti – tra cui figurano gli ex frequentatori dell’ex centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso dicembre – tentino di deviare dal percorso ufficiale per dirigere la loro protesta verso corso Regina Margherita, dove sorge l’immobile conteso. Questo spezzone, che riunisce comitati di quartiere, attivisti No Tav e collettivi studenteschi, ha più volte manifestato l’intenzione di “riprendersi” fisicamente lo stabile, una dichiarazione di intenti che ha costretto le autorità a dispiegare un imponente cordone di agenti in tenuta antisommossa per prevenire qualsiasi tentativo di forzatura o blocco stradale nell’hinterland della struttura.
Interventi e rivendicazioni nella piazza del Capoluogo
Mentre la coda del corteo raggiunge piazza Castello, il palco allestito per i relatori diventa il centro della narrazione politica della giornata, dove si alternano voci che rappresentano le diverse sfaccettature del mondo del lavoro. Oltre ai vertici sindacali, sono attesi gli interventi di testimoni diretti delle nuove povertà lavorative, come un rider e una delegata di un call center, figure simbolo di quella gig economy che i sindacati intendono mettere sotto accusa. Sul palco troverà spazio anche Giulia Tofana, la rappresentante della Gioc (Gioventù Operaia Cristiana), a dimostrazione della volontà dei manifestanti di includere nel dibattito anche le istanze delle nuove generazioni che si affacciano a un mercato del lavoro segnato dalla precarietà. È proprio su questo fronte che si concentrano le proposte dei segretari: la richiesta di una legge europea sul salario minimo e la necessità di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, onde evitare che l’automazione diventi una mera scusa per licenziamenti e dequalificazione.




