“Uno sbirro in Appennino”, la nuova sfida di Claudio Bisio tra delitti silenziosi e legami in salita
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Stasera, giovedì 9 aprile, Rai 1 riaccende i riflettori sulla prima serata con una proposta che mescola volutamente i toni del poliziesco a quelli del racconto intimo: “Uno sbirro in Appennino”, serie in quattro puntate (per un totale di otto episodi) diretta da Renato De Maria, vede Claudio Bisio nei panni del commissario Vasco Benassi. Un ritorno, il suo, che non si limita alla semplice conduzione di un’inchiesta, ma esplora – attraverso le pieghe di una scrittura ambiziosa, sebbene non esente da critiche sui dialoghi – la fragilità di un uomo diviso tra il dovere investigativo e le cicatrici del proprio passato familiare.
Un’ambientazione che diventa complice silenziosa
L’Appennino emiliano, spesso ridotto a sfondo turistico o a cartolina nostalgica, qui si trasforma invece in un co-protagonista quasi opprimente. Le sue nebbie, i borghi isolati e le strade che si inerpicano tra boschi fitti non sono solo un abbellimento scenografico: costituiscono il vero banco di prova per Benassi, un commissario che ha scelto (o subìto) quel trasferimento per ricucire uno strappo con le proprie origini. La regia di Renato De Maria, lo si intuisce già dal primo episodio – “Delitto o pregiudizio?”, caricato su RaiPlay da martedì 7 aprile – punta tutto sulla capacità del paesaggio di generare tensione, quasi che ogni curva nasconda una verità scomoda e ogni silenzio un movente inconfessabile.
Il carisma di Bisio e le imperfezioni della sceneggiatura
Se il protagonista regge gran parte dell’impalcatura narrativa, grazie a una recitazione che alterna ironia bonaria a lampi di malinconia, la critica ha però rilevato alcune crepe nella costruzione dei dialoghi. La serie, che pure azzarda un tono originale nel fondere commedia e dramma giudiziario, inciampa talvolta in battute eccessivamente spiegate o in scambi verbali che suonano costruiti a tavolino. Nondimeno, il cast di supporto – i cui nomi non sono stati interamente divulgati nei comunicati ufficiali – sembra offrire a Bisio quella sponda necessaria per evitare che il racconto scivoli nella macchietta. La fiction, insomma, si muove su un crinale sottile: da un lato la voglia di innovare, dall’altro la difficoltà di dosare leggerezza e profondità.
Come e dove seguire gli otto episodi
La programmazione lineare prevede la messa in onda in prima serata su Rai 1 a partire dal 9 aprile, con quattro appuntamenti che copriranno altrettanti giovedì. Per chi preferisse la fruizione on demand, RaiPlay ha già reso disponibile il primo episodio in anteprima; nelle prossime settimane, la piattaforma caricherà gradualmente le restanti puntate, permettendo sia la diretta streaming che il recupero successivo. Una scelta, questa, che riflette la strategia della rete di intercettare un pubblico sempre più frammentato tra abitudini televisive tradizionali e consumo digitale.
Tra misteri e ritorni: la trama senza spoiler
Benassi, tornato nell’Appennino che aveva lasciato anni prima, si trova a indagare su un omicidio che sembra riaprire vecchie faide locali. Ma il vero nodo della storia, si capisce fin dalle battute iniziali, non è tanto l’individuazione del colpevole quanto la ricostruzione di un legame paterno incrinato. Ogni interrogatorio, ogni sopralluogo notturno tra i castagni, diventa così un pretesto per scavare nella memoria personale del commissario. E se la sceneggiatura a tratti arranca, è proprio la materia umana – fatta di rimorsi non del tutto sopiti e di affetti da ricostruire – a tenere incollati allo schermo. Nessuna concessione a facili sentimentalismi, peraltro: la cronaca nera che fa da sfondo viene trattata con il necessario rispetto, concentrandosi sugli sviluppi dell’inchiesta e sulle dinamiche giudiziarie piuttosto che su dettagli macabri. Resta da vedere, nelle prossime puntate, se la serie saprà trasformare i suoi difetti in punti di forza o se resterà un esperimento pregevole ma incompiuto. Di certo, il tentativo di raccontare un’Italia minore attraverso lo sguardo di un uomo comune – ironico, stanco e testardo – merita l’attenzione che questa sera gli verrà riservata.




