Uno sbirro in Appennino, Claudio Bisio: “Non è la prima volta che faccio il poliziotto. Instagram? Ecco cosa mi mostra l’algoritmo”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A 69 anni, con una carriera che ha oscillato tra il comico puro e il drammatico più misurato, Claudio Bisio torna a vestire i panni di chi applica la legge – o quantomeno prova a farlo, in un contesto geografico e umano che la legge la mette spesso in secondo piano. L’attore, che nel tempo libero – e forse non tutti lo sanno – si divide tra tennis, batteria e la cintura nera di karatè, ha recentemente rivelato a margine della promozione della serie “Uno sbirro in Appennino” come l’algoritmo di Instagram gli mostri contenuti sempre più riconducibili al suo stesso immaginario professionale. “Non è la prima volta che faccio il poliziotto”, ha dichiarato in radio, ricordando le esperienze passate come quella in “Cops” su Sky (“ma era più demenziale”, ha precisato) o nella miniserie Rai “Vivere non è un gioco da ragazzi”. La consapevolezza di muoversi su un terreno già esplorato, insomma, non gli impedisce di restituire a Vasco Benassi – il commissario che interpreta nella nuova fiction – una cifra di ruvidezza e intuito che pare cucirgli addosso anche quella disciplina marziale che pratica da anni.

La seconda puntata in onda stasera, 16 aprile 2026, tra due cadaveri e un trasferimento punitivo

Stasera, giovedì 16 aprile 2026, su Rai1 a partire dalle 21.45 circa, andrà in onda il secondo appuntamento con “Uno sbirro in Appennino”. La serie, diretta da Renato De Maria, ha già fatto registrare all’esordio ascolti importanti – quasi 4 milioni di spettatori con il 24% di share – e ora si prepara a replicare il successo proponendo due nuovi episodi. Al centro della narrazione ritroviamo Vasco Benassi, un poliziotto dal grande talento investigativo ma anche dal carattere brusco, costretto a fare i conti con un errore professionale che gli è costato un trasferimento definibile senza troppi giri di parole come punitivo. La sua destinazione è Muntagò, una cittadina immaginaria dell’Appennino che, nella costruzione della fiction, diventa il simbolo di una provincia chiusa e sospettosa, lontana dalle grandi inchieste metropolitane a cui Benassi era abituato.

Due casi complessi e fantasmi personali per il commissario Vasco Benassi

Nella seconda puntata, in particolare, Benassi si troverà a dover ricostruire due diversi omicidi: il ritrovamento di due cadaveri getta scompiglio nel piccolo commissariato locale, dove a fare da contraltare alla sua metodologia spiccia c’è la collega interpretata da Valentina Lodovini. Ma non è solo la cronaca nera a tenere banco. La vita personale del commissario riaffiora con insistenza, popolata di fantasmi che lui stesso non riesce a mettere a tacere. È questa, probabilmente, la cifra più interessante della serie: l’indagine si intreccia con un passato che non concede tregue, e il poliziotto – che sulla carta dovrebbe risolvere i problemi altrui – appare invece costantemente in bilico tra l’azione e la resa. Gli errori commessi in precedenza, mai del tutto espiati, tornano a galla proprio mentre lui cerca di mettere ordine in un territorio che ordine non ne ha mai avuto molto.

Una fiction poliziesca dal respiro classico che continua il 23 aprile

La programmazione prevede che “Uno sbirro in Appennino” prosegua anche il 23 aprile, con gli episodi successivi che dovrebbero approfondire ulteriormente le dinamiche tra Benassi e l’ambiente circostante. La regia di De Maria evita volutamente i toni urlati del crime metropolitano, preferendo una cadenza quasi da giallo di provincia, dove i silenzi contano quanto i colpi di scena. Bisio, dal canto suo, non si affida mai alla macchietta, pur provenendo dalla commedia: la cintura nera di karatè non è un dettaglio folkloristico, ma una chiave per capire la fisicità controllata che l’attore imprime al personaggio. E l’algoritmo di Instagram, chissà, forse ha già capito tutto: continua a mostrargli poliziotti solitari, paesaggi appenninici e vecchie divise. O forse è solo il caso.

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