Morte in corsia e silenzio dell'ospedale: i familiari denunciano dopo aver saputo con un giorno di ritardo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una vicenda che intreccia la crudeltà del caso con l’amarezza di una comunicazione mancata ha sconvolto Avellino, dove i parenti di un'anziana di 84 anni hanno appreso il decesso della loro congiunta con un ritardo di molte ore, scoprendo così, solo a fatto compiuto, che la donna non era più tra i vivi. La paziente, residente a Montemarano, era stata trasportata in ambulanza dalla casa di riposo dove viveva al pronto soccorso del "San Giuseppe Moscati" nel pomeriggio di venerdì, a causa di una complessa patologia cardiologica che ne minava già da tempo le condizioni di salute. Nonostante le cure del personale medico, la sua esistenza si è spenta nelle prime ore del mattino di domenica, precisamente alle cinque, mentre ancora si trovava sulla barella del reparto di emergenza, un epilogo tragico ma che purtroppo non rappresenta un evento del tutto eccezionale in contesti sanitari di alta pressione.

Il drammatico ritardo nella comunicazione

Ciò che invece ha trasformato questa scomparsa in un caso di presunta negligenza umana e procedurale, spingendo la famiglia a presentare una formale denuncia, è stato il silenzio dell’ospedale, il quale non ha provveduto ad avvisare i parenti nel momento in cui il decesso è avvenuto. I familiari, ignari di tutto, si sono presentati spontaneamente all’ospedale nel pomeriggio di domenica, durante il consueto orario di visita, per chiedere notizie sulle condizioni della donna, trovandosi invece di fronte a una realtà agghiacciante. È stato il medico di turno in servizio quel pomeriggio, a sua volta apparentemente non informato dell’accaduto fino a quel momento, a dover comunicare loro, con un ritardo di quasi dodici ore, che la paziente non era più in corsia ma che era già stata trasferita in obitorio.

Il vuoto di informazioni e il dolore di una fine in solitudine

Questo vuoto informativo, questa sorta di sospensione in cui i congiunti sono stati lasciati per quasi metà giornata, ha generato un dolore aggiuntivo e una profonda sensazione di abbandono, acuita dalla consapevolezza che la loro madre, nonna o zia potrebbe aver trascorso le ultime ore in una condizione di totale solitudine istituzionale. L’episodio, oltre a porre interrogativi stringenti sui protocolli interni di comunicazione degli eventi luttuosi all’interno della struttura ospedaliera, riaccende i riflettori su quelle zone d’ombra della macchina sanitaria dove la fretta, il sovraccarico di lavoro o semplicemente un difetto di procedura possono ledere, forse ancor più della malattia stessa, la dignità dei pazienti e il diritto delle famiglie a un’informazione tempestiva e rispettosa.

Le implicazioni giudiziarie e il percorso di chiarimento

La denuncia presentata dai familiari, la quale non contesta le cause mediche del decesso ma focalizza l’attenzione proprio su quel ritardo nella notifica, ha ora avviato un percorso giudiziario e ispettivo che dovrà accertare le eventuali responsabilità in questa lunga e incomprensibile interruzione del dialogo tra l’ospedale e la famiglia. Gli investigatori e le autorità sanitarie competenti dovranno ricostruire l’esatta sequenza degli eventi successivi al decesso, stabilendo chi fosse tenuto a dare l’allarme ai parenti e per quale motivo questo passaggio fondamentale non sia stato eseguito, lasciando che fossero i congiunti stessi, mossi da preoccupazione, a dover scoprire una verità che avrebbero invece dovuto ricevere attraverso un canale ufficiale e immediato.

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