È morto Alberto Franceschini, tra i fondatori delle Brigate Rosse
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Redazione Interno
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Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Brigate Rosse insieme a Renato Curcio e Mara Cagol, è morto l’11 aprile scorso a Milano all’età di 78 anni. La notizia, circolata solo nella serata di oggi, è stata confermata dall’avvocato Davide Steccanella. Nato a Reggio Emilia in una famiglia di tradizione comunista, Franceschini – come ammesso da lui stesso – trovò in quell’ambiente le radici della sua successiva militanza rivoluzionaria.
Condannato in via definitiva per numerosi atti di terrorismo, Franceschini fu ritenuto responsabile, tra gli altri, del sequestro del giudice Mario Sossi a Genova nel 1974 e dell’omicidio di due esponenti del Movimento Sociale Italiano a Padova, nello stesso anno. Quell’episodio, come altri legati alla prima fase delle Br, segnò un momento cruciale nella strategia del gruppo, che proprio in quegli anni intensificò la sua campagna armata contro lo Stato.
Dopo anni di carcere – dove scontò una condanna all’ergastolo, poi ridotta – Franceschini aveva scelto la collaborazione con la giustizia, contribuendo a ricostruire alcuni passaggi chiave della storia delle Brigate Rosse. Pur mantenendo un profilo pubblico discreto, non aveva mai rinnegato completamente il suo passato, pur riconoscendo, in diverse interviste, gli errori e le conseguenze tragiche della lotta armata.




