Nuova emergenza ad Aleppo dopo il cessate il fuoco: fumo nero e fuga di civili
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Tre giorni di violenze nel cuore di Aleppo, un cessate il fuoco proclamato e immediatamente violato dal sibilo di un drone e dall’oscura colonna di un incendio. È il quadro, ancora una volta drammatico, che si delinea dalla città siriana, dove la fragile tregua annunciata dal Ministero della Difesa si è infranta contro la realtà di una tensione mai sopita. L’esercito, dopo aver condotto quello che ha definito un “rastrellamento” nel quartiere a maggioranza curda di Sheikh Maqsud, aveva comunicato la sospensione di tutte le operazioni militari e il previsto “trasferimento” delle forze curde verso Tabaqa. Una mossa che, lungi dal portare stabilità, ha aperto la strada a una nuova e grave crisi umanitaria.
Lo sfollamento di massa e le dichiarazioni del governatore
Il governatore di Aleppo, Azzam al-Gharib, ha fornito numeri che danno la misura dell’esodo in corso: circa centocinquantacinquemila persone, infatti, avrebbero abbandonato le proprie case nei quartieri di Sheikh Maqsud e Ashrafiyeh per cercare riparo in altre zone della città o nelle campagne circostanti. Una fuga dettata dal panico, quella di intere famiglie, che segue agli scontri a fuoco tra le forze governative e le milizie curde. Molti di loro, già sfollati più volte nel lungo conflitto, si ritrovano a vivere un nuovo capitolo di insicurezza, mentre le istituzioni locali tentano, con mezzi limitati, di gestire l’emergenza.
L’attacco al Governatorato e le accuse della tv di stato
Poco dopo che due ministri e un funzionario avevano tenuto una conferenza stampa proprio sugli sviluppi nella città, un drone ha colpito l’edificio del Governatorato. Le immagini trasmesse dalla televisione di stato mostrano l’esplosione e i danni alla struttura, mentre la regia televisiva ha puntato il dito, senza mezzi termini, contro i combattenti curdi, accusandoli di aver condotto l’attacco. Un episodio che ha fatto crollare qualsiasi residua fiducia nella durata del cessate il fuoco, riaccendendo timori di un’immediata ripresa delle ostilità su scala più ampia.
Il contesto degli scontri e la frattura non sanata
Gli scontri, che hanno insanguinato i quartieri settentrionali di Sheikh Maqsoud, Achrafiyeh e Bani Zaid, affondano le radici in una frattura politica e militare mai ricomposta. Pochi giorni prima dell’escalation, i negoziati tra il governo e le Forze Democratiche Siriane – l’alleanza a guida curda che controlla vaste aree del nord-est del paese – per integrare tali forze nell’esercito nazionale si erano infatti conclusi senza un accordo. Il fallimento di quel dialogo, cruciale per gli equilibri di potere in Siria, ha fatto da detonatore a tensioni latenti, trasformando ancora una volta i quartieri civili in un campo di battaglia e costringendo migliaia di persone a scappare senza una meta precisa.




