Aleppo, nuove ferite dopo il cessate il fuoco: 155mila sfollati e l’attacco al palazzo del Governatorato
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Redazione Esteri
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La fragile tregua che ha interrotto i combattimenti tra l’esercito regolare siriano e le Forze Democratiche Curde nei quartieri settentrionali di Aleppo non ha portato la pace, ma il volto stravolto di una nuova e massiccia crisi umanitaria. Dopo giorni di scontri, concentrati nei distretti di Sheikh Maqsud e Ashrafiyeh, il bilancio immediato è quello di un esodo forzato di proporzioni enormi: secondo le dichiarazioni del governatore Azzam al-Gharib, sono circa 155mila le persone costrette a lasciare le proprie case, riversandosi in altre zone della città già stremata o nelle campagne circostanti, in cerca di una precaria salvezza.
L’accordo per l’evacuazione e le zone d’ombra
Le forze curde, da parte loro, hanno confermato domenica di aver accettato un accordo che prevedeva, oltre al cessate il fuoco, “l’evacuazione dei martiri, dei feriti, dei civili intrappolati e dei combattenti” verso le regioni della Siria settentrionale e orientale sotto il loro controllo. L’esercito, dal canto suo, aveva comunicato la sospensione delle operazioni militari e l’intenzione di “trasferire” i combattenti curdi verso la città di Tabaqa, delineando una mappa di spostamenti che, se da un lato placa le armi, dall’altro cristallizza una frattura territoriale e umana profonda, il cui costo è pagato quasi interamente dalla popolazione civile.
L’attacco con drone al cuore simbolico del potere
Proprio mentre le autorità tentavano di mostrare un ritorno alla normalità, con una conferenza stampa tenuta da due ministri e un funzionario locale all’interno del palazzo del Governatorato, un evento drammatico ha squarciato quella precaria apparenza. Un drone ha colpito l’edificio poco dopo la fine dell’incontro, un attacco del quale la televisione di Stato siriana ha immediatamente diffuso le immagini, accusando senza mezzi termini i combattenti curdi. L’episodio, che ha provocato danni materiali significativi, dimostra come la tensione permanga altissima e come il conflitto possa assumere forme asimmetriche e imprevedibili, minacciando direttamente i simboli stessi dell’autorità governativa nella seconda città del paese.
Le radici di un conflitto che si riaccende
Gli scontri di questi giorni non sono un evento isolato, ma l’esito fallimentare di trattative più ampie. Le violenze, che hanno causato decine di vittime, sono infatti esplose pochi giorni dopo il collasso dei negoziati tra il governo di Damasco e le Forze Democratiche Siriane, la principale formazione a guida curda, sull’annosa questione di come integrare queste milizie nell’esercito nazionale siriano. Il fallimento di quel dialogo, cruciale per gli assetti di potere nel nord del paese, ha riportato la paura e le armi nei vicoli di Aleppo, costringendo migliaia di famiglie a una fuga disperata che riporta alla memoria gli anni più bui della guerra, mentre la comunità internazionale osserva, ancora una volta, da lontano.




