Napoli, Lukaku resta in Belgio e sfida il club: è scontro sull’allenamento a Castel Volturno
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Redazione Sport
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La tensione, che covava ormai da settimane negli spogliatoi del club partenopeo, è esplosa in una mattinata di apparente ordinaria amministrazione quando Romelu Lukaku, contrariamente a quanto pianificato e concordato con la dirigenza, ha comunicato la propria intenzione di non rientrare a Castel Volturno. L’attaccante belga, che avrebbe dovuto presentarsi per le ultime due sedute di allenamento settimanali, ha invece scelto di rimanere in Belgio, giustificando la decisione con la necessità di proseguire un percorso di recupero finalizzato a ritrovare la forma migliore in vista del finale di stagione e, non secondariamente, del prossimo appuntamento iridato. Una scelta, quella di Big Rom, che rappresenta una chiara e netta presa di distanza dalle indicazioni ricevute dalla società: il Napoli, infatti, aveva chiesto espressamente al calciatore di ripresentarsi in sede per coordinare insieme la fase di riabilitazione, specialmente alla luce di un problema fisico avvertito nelle scorse settimane, un intoppo che aveva complicato il già delicato periodo di riabilitazione successivo al lungo infortunio.
Un rientro negato e un dialogo già incrinato
L’attesa per il suo arrivo in Italia, nella mattinata di oggi, si è risolta in un nulla di fatto. Lukaku, che aveva già lasciato il ritiro della nazionale belga dopo aver ricevuto l’esonero dal commissario tecnico Rudi Garcia per le amichevoli in programma – un’esenzione che avrebbe dovuto favorire il lavoro specifico a Napoli – ha invece operato un dietrofront dell’ultima ora. Il centravanti, che era stato individuato da Antonio Conte come uno degli uomini chiave per la volata scudetto, ha deciso di rimanere in patria, dove intende lavorare per migliorare una condizione fisica che, fino a questo momento, lo ha relegato a un ruolo marginale. Il dialogo tra le parti, stando a quanto filtra, è ormai teso da diverse settimane; una tensione che trova la sua origine nei numeri del suo impiego recente: rientrato in campo il 25 gennaio dopo quattro mesi di stop, Lukaku ha collezionato appena 64 minuti in 11 partite, entrando quasi esclusivamente nei finali dei match, senza mai incidere realmente come ci si aspetterebbe da un elemento del suo calibro.
Il nodo della condizione fisica e le divergenze sul metodo
Al centro del dissidio, dunque, non c’è soltanto la volontà del giocatore di restare a casa, ma una più profonda divergenza su come debba essere gestito il suo recupero. Il Napoli aveva pianificato un rientro a Castel Volturno per coordinare il lavoro atletico e affrontare insieme gli ultimi acciacchi, un progetto che Lukaku ha sostanzialmente disatteso, preferendo proseguire in autonomia. L’attaccante, convinto di poter trarre maggior beneficio dal rimanere in Belgio per ritrovare quella continuità che gli è mancata negli ultimi mesi, ha così deciso di contravvenire alle disposizioni societarie, alimentando un caso mediatico che il club ora dovrà gestire. La sua permanenza in patria, nonostante la mancata convocazione con i "Diavoli Rossi" avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per un lavoro intensivo a contatto con i compagni di squadra, si è trasformata invece in un atto di insubordinazione che rischia di minare ulteriormente il rapporto, già fragile, con l’ambiente e con la dirigenza.
Il precedente e le possibili conseguenze nel rapporto con il club
La frattura, a questo punto, appare profonda. Il Napoli aveva concesso al giocatore la possibilità di non partecipare agli impegni con la nazionale proprio per facilitare un recupero mirato in sede, un gesto che ora appare vanificato dalla scelta unilaterale di Lukaku. Le comunicazioni tra le parti sono state descritte come tese, con la società che si trova ora a dover valutare un comportamento che, di fatto, rappresenta una violazione delle indicazioni ricevute. L’attaccante, che doveva essere l’arma in più per la fase calda del campionato, ha preferito rimanere a casa, lavorando sì per ristabilirsi, ma al di fuori del controllo dello staff medico e tecnico del club. Questo scenario, oltre a sollevare interrogativi sulla sua effettiva disponibilità per i prossimi impegni – a partire dalla sfida con il Milan – getta un’ombra pesante anche sul futuro del giocatore in maglia azzurra, con il gelo tra le parti che sembra destinato a perdurare ben oltre la conclusione della pausa per le nazionali.




