Le Borse europee aprono in calo, pesano le utility dopo il decreto bollette e il petrolio vola per le tensioni con l’Iran

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Roma — La seduta del 19 febbraio si apre all’insegna della prudenza sui mercati del Vecchio continente, reduci dai massimi storici toccati nella giornata di ieri dall’indice Eurostoxx 600, ma oggi frenati da una combinazione di fattori che spaziano dalla politica energetica nazionale alle rinnovate fibrillazioni geopolitiche in Medio Oriente.

Se i listini asiatici, seppur con scambi ridotti a causa delle festività per il Capodanno lunare in piazze come Hong Kong, Shanghai e Taiwan, hanno tentato un timido recupero, e se i future di Wall Street si mantengono sostanzialmente piatti all’indomani di una seduta newyorkese che ha visto il Nasdaq chiudere in rialzo dello 0,8% grazie al ritorno d’interesse per i titoli legati all’intelligenza artificiale, l’Europa sembra volersi prendere una pausa di riflessione. A guidare il sentiment ribassista, sebbene contenuto, è principalmente il comparto delle utility, messo sotto pressione dal decreto bollette approvato ieri dal consiglio dei ministri; un provvedimento, molto atteso dagli operatori, che ridisegna parzialmente i meccanismi di formazione del prezzo dell’energia, scaricando parte del costo del taglio delle bollette sulle spalle dei produttori.

Piazza Affari e le altre soffrono il sell-off sulle utility, ma tengono banco e difesa

All’avvio delle contrattazioni, Milano segna un -0,24%, in linea con il -0,35% di Francoforte e Londra e il -0,21% di Parigi. Un’apertura in leggero calo che segue la performance brillante di ieri, quando Piazza Affari aveva guadagnato l’1,30% trascinata proprio dai settori bancario, tecnologico e della difesa. Oggi, invece, i riflettori sono puntati sulle conseguenze del decreto energia: i titoli dei produttori, già in calo nell’ultima settimana per le indiscrezioni sulla misura, proseguono la loro corsa al ribasso. A2A, che aveva già lasciato sul terreno circa il 6% nei giorni scorsi, e Enel, con una flessione di quasi il 5% nell’ultima settimana, si trovano tra i peggiori del listino principale, assieme a Italgas, mentre fuori dal paniere principale si registrano vendite consistenti su Iren ed Erg. Il provvedimento, che mira a contenere il costo dell’energia per famiglie e imprese, interviene sugli extraprofitti legati alle emissioni di CO2, un meccanismo che gli analisti indicano come fortemente penalizzante per i margini operativi delle aziende del settore.

Oro e petrolio corrono, il greggio supera i 71 dollari tra i timori di un attacco Usa all’Iran

Se le borse europee arretrano, a sostenere una certa dose di nervosismo tra gli investitori ci pensa il fronte geopolitico, con particolare attenzione al dossier iraniano. Il prezzo del petrolio ha superato la soglia dei 71 dollari al barile, alimentato dalle voci sempre più insistenti circa la possibilità di un’azione militare statunitense contro Teheran. Il presidente Donald Trump, secondo quanto riportano fonti stampa internazionali, avrebbe ricevuto briefing dettagliati su opzioni militari che potrebbero variare da attacchi mirati agli impianti nucleari fino a operazioni più estese. Una situazione, questa, che riporta l’incertezza sull’intera area del Golfo Persico e sul vitale Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una percentuale significativa del greggio mondiale. In questo contesto, il petrolio europeo Brent ha esteso i guadagni, facendo segnare un balzo dell'1,35% intorno a 71,3 dollari al barile, mentre il benchmark americano WTI viaggia in rialzo dell'1,6% sopra i 66 dollari. Il ritorno della domanda di beni rifugio, conseguente alle accresciute tensioni, ha spinto inoltre il prezzo dell’oro oltre la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia, un livello che non si vedeva da tempo, in un contesto di dollaro in lieve indebolimento sull’euro, scambiato poco sopra quota 1,18.

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