Borsa, l’Europa positiva in attesa dell’inflazione Usa: a Milano vola Fincantieri, soffrono le utility per il decreto bollette

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il nervosismo che aveva caratterizzato l’avvio di settimana sui mercati del Vecchio continente, nervosismo generato principalmente dai timori legati a una possibile disruption tecnologica nel settore dell’intelligenza artificiale e alle sue ripercussioni sul comparto dei servizi finanziari, sembra essere stato messo da parte già dalla tarda mattinata di oggi, 12 febbraio. Gli indici europei si muovono infatti in territorio positivo, sebbene generalmente al di sotto dei massimi registrati nelle prime battute dell’ apertura, in una seduta che gli operatori definiscono a due velocità: da un lato prosegue la cura dimagrante su alcuni settori, dall’altro l’attenzione si è spostata con decisione sui fondamentali societari e su un quadro macroeconomico che, seppur complesso, viene accolto con cauto ottimismo -1-5.

Piazza Affari consolida un guadagno frazionale attestandosi intorno allo 0,34 per cento sul Ftse Mib, con il paniere principale che oscilla tra i 46.618 e i 46.948 punti; sostenuta dall’andamento positivo di Francoforte, che balza di oltre un punto percentuale trainata dall’onda lunga dei conti Siemens, e da Parigi, in rialzo dello 0,76 per cento, la seduta registra invece la flessione di Amsterdam, penalizzata dal crollo del 20 per cento di Adyen, società attiva nei pagamenti digitali -1-10. È proprio il colosso tedesco Siemens a fornire il contrappunto più significativo all’intera giornata: la società ha rivisto al rialzo le proprie previsioni per l’esercizio in corso, forte di una domanda inaspettatamente vigorosa di infrastrutture dedicate ai data center e di soluzioni legate all’intelligenza artificiale, e il Titolo ha risposto con un balzo superiore al 6 per cento, portando il portafoglio ordini complessivo a livelli mai toccati prima -3.

Il rimbalzo del risparmio gestito e la correzione delle utility

A Milano si registra un evidente recupero dei titoli del risparmio gestito, capaci di guadagnare slancio dopo i pesanti realizzi della seduta precedente, sebbene con minore intensità rispetto all’avvio delle contrattazioni; la notizia dell’acquisizione di Schroders da parte di Nuveen per un controvalore di quasi dieci miliardi di sterline ha riacceso i riflettori sul comparto, offrendo un parziale rimbalzo a un settore rimasto esposto alle vendite dopo le dichiarazioni riguardanti la crescente automazione dei processi di advisory finanziaria -1. Ben comprata risulta Fincantieri: il titolo, pur ridimensionandosi marginalmente rispetto ai massimi intraday, viaggia con un progresso superiore al 3,5 per cento, sostenuto dalla presentazione del nuovo piano industriale e dall’annuncio di una possibile politica di dividendi, soggetta ad approvazione consiliare, il cui avvio è stato ipotizzato a partire dall’esercizio 2028 e che appare subordinata ai risultati che verranno conseguiti nel 2027 -5. Il mercato premia dunque la traiettoria di deleveraging accelerato prospettata dal management, nonché la solidità di un portafoglio ordini che si estende ormai su un arco decennale.

Sul versante opposto del listino si concentrano invece le vendite sul comparto utility, con A2a ed Enel che registrano flessioni rispettivamente del 4,8 e del 4,17 per cento; Hera e Italgas seguono a ruota, penalizzate da indiscrezioni insistenti circa l’imminente arrivo di un decreto bollette, misura con la quale l’Esecutivo intenderebbe intervenire sulla riduzione dei prezzi dell’energia elettrica, comprimendo di fatto i margini degli operatori del settore -1-5. La notizia, non ancora ufficializzata ma già scontata dagli investitori, determina una netta divaricazione tra i settori difensivi e quelli maggiormente esposti alle decisioni di politica industriale del governo, con il gas europeo che nel frattempo recupera quota, attestandosi ad Amsterdam sopra i 32 euro al megawattora dopo il brusco calo di inizio settimana.

L’agenda americana e la prudenza della Federal Reserve

Oltreoceano i future sugli indici principali viaggiano in territorio positivo, segnalando un’apertura di Wall Street all’insegna della continuità con il Vecchio continente; il mercato ha già inrato il dato sui sussidi di disoccupazione, risultato migliore delle attese, e attende ora con evidente apprensione i numeri sull’inflazione, la cui pubblicazione è prevista per domani. Si tratta dell’ultimo tassello significativo prima che la Federal Reserve, nell’attuale contesto di pausa prolungata dei tagli ai tassi, possa affinare la propria strategia per i prossimi mesi -1-10. Sebbene il vicepresidente Jefferson abbia recentemente tratteggiato uno scenario di cauto ottimismo per l’economia statunitense, stimando una crescita leggermente superiore al potenziale e un mercato del lavoro in fase di stabilizzazione, il banchiere centrale ha altresì ribadito come i progressi sul fronte della disinflazione abbiano subìto una brusca interruzione nell’ultimo anno, con l’indicatore preferito dalla Fed che resta distante ancora un punto percentuale dall’obiettivo del 2 per cento -4.

Sul valutario l’euro recupera posizioni, attestandosi a 1,1885 dollari e a 182,19 yen, mentre il petrolio inverte la rotta dopo che l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita della domanda per il 2026; il future sul Brent cede lo 0,39 per cento attestandosi a 69,13 dollari, quello sul Wti perde lo 0,25 per cento scendendo a 64,47 dollari al barile -1. L’oro, dopo aver sfondato al rialzo la soglia psicologica dei 5.000 dollari, sconta ora una fase di realizzi che lo riporta a 5.065 dollari l’oncia, con una flessione dello 0,37 per cento. Spread invariato a 60 punti base, con il rendimento del Btp decennale che si mantiene stabile al 3,39 per cento -5.

Il caso Iveco e le differenze settoriali

Poco mossa risulta Iveco nonostante la diffusione di risultati inferiori alle attese per l’esercizio 2025, penalizzati dalla debolezza strutturale del mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri e degli autocarri pesanti e da ritardi logistici nello stabilimento francese di Annonay -5. Gli analisti avevano già scontato nei mesi scorsi le difficoltà del gruppo, che nel frattempo procede con la complessa operazione di cessione della divisione Defence a Leonardo e con l’offerta pubblica di acquisto di Tata Motors sulle residue attività; l’assenza di brusche correzioni suggerisce come il peggio possa essere stato già prezzato, sebbene il sentiment rimanga improntato alla cautela in attesa del perfezionamento delle operazioni straordinarie, atteso entro la prima metà dell’anno -7. Discorso diametralmente opposto per Brunello Cucinelli, che viaggia con un progresso del 3,5 per cento, e per Stellantis, in rialzo di oltre due punti percentuali, segno di una domanda che, al netto delle turbolenze tariffarie, seleziona con rigore i titoli esposti alla ciclicità ma provvisti di fondamentali solidi e visibilità sugli utili -1-5.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.