La squadra femminile di hockey dice no a Trump dopo la sua battuta sull’impeachment

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La telefonata del presidente Donald Trump per congratularsi con la nazionale maschile di hockey, fresca vincitrice dell’oro olimpico a Milano-Cortina, doveva essere un momento di celebrazione sportiva ed è invece diventata l’epicentro di una polemica destinata a durare ben oltre il rientro in patria degli atleti. Mentre i giocatori, assistiti dal direttore dell’Fbi Kash Patel — finito a sua volta nell’occhio del ciclone per aver partecipato ai festeggiamenti nello spogliatoio con birra e medaglia al collo -1 — ascoltavano i complimenti del presidente, Trump ha deciso di aggiungere una nota a suo dire scherzosa che ha immediatamente cambiato il registro della comunicazione. Il riferimento, che chiunque abbia seguito la vicenda ormai conosce, è alla necessità di invitare alla Casa Bianca anche la squadra femminile, anch’essa tornata dagli Stati Uniti con l’oro al collo dopo una finale identica contro il Canada, vinta anch’essa per 2-1 ai tempi supplementari -5. La frase, pronunciata con il tono di chi teme ripercussioni istituzionali se dovesse dimenticarsi delle atlete — «dovrò invitare anche la squadra femminile, altrimenti mi metteranno sotto impeachment» — ha scatenato l’ilarità dei presenti, con risate e gomitate tra i giocatori immortalate nei video diventati virali in poche ore -3. Peccato che dall’altra parte del telefono, e del Paese, la reazione sia stata diametralmente opposta.

Il rifiuto secco delle campionesse e la questione dei tempi

La risposta delle ragazze non si è fatta attendere, ed è arrivata nella giornata di lunedì attraverso una nota ufficiale diffusa da un portavoce di USA Hockey. Le parole, misurate ma inequivocabili, esprimono gratitudine per il riconoscimento istituzionale — «siamo sinceramente grate per l’invito esteso alla nostra squadra vincitrice della medaglia d’oro e apprezziamo profondamente il riconoscimento del nostro straordinario risultato» — ma spiegano che, a causa di «impegni accademici e professionali precedentemente programmati» dopo i Giochi, le atlete non sono in grado di partecipare all’evento -2. Una motivazione più che plausibile, va detto, considerando che molte di loro giocano nella Professional Women’s Hockey League, la cui stagione riprende giovedì, e che il volo di rientro commerciale delle donne è atterrato ad Atlanta solo lunedì sera, mentre gli uomini hanno usufruito di un charter atterrato a Miami nella mattinata di lunedì, un particolare logistico che rende l’organizzazione della trasferta a Washington per il discorso sullo Stato dell’Unione di martedì 24 febbraio oggettivamente complessa -8. Tuttavia, e qui sta il punto, il tempismo della comunicazione e la freddezza del messaggio lasciano intendere che i «precedenti impegni» siano stati un ottimo paravento per non dover dire ciò che davvero si pensa delle battute del presidente.

Il ruolo ambiguo di Patel e l’ombra della politica nei festeggiamenti

A rendere il quadro ancora più intricato è stata la presenza ingombrante di Kash Patel all’interno dello spogliatoio maschile. Il direttore dell’Fbi, la cui agenzia aveva un ruolo nella sicurezza dei Giochi e che secondo quanto riferito dall’ufficio stampa si trovava in Italia per incontri con le autorità locali e il personale diplomatico, è stato ripreso dalle telecamere mentre saltava e cantava in mezzo ai giocatori, con tanto di medaglia d’oro — quella di un atleta, prestatagli per l’occasione — appesa al collo mentre scolava una birra -1. Le immagini hanno sollevato più di qualche sopracciglio, considerando che il viaggio è avvenuto a bordo di un aereo governativo e in un periodo in cui l’agenzia che dirige è al centro di numerose controversie. C’è chi, come l’ex portavoce del dipartimento di Giustizia Xochitl Hinojosa, ha commentato con ironia il contrasto tra le priorità: minacce alla sicurezza nazionale e dossier urgenti lasciati in secondo piano mentre il numero uno dell’Fbi «si comporta come un fratello di confraternita» -3. Patel, dal canto suo, ha risposto alle critiche con un messaggio sui social in cui ringraziava i giocatori per averlo invitato a celebrare un momento storico, quasi a voler ribadire che la sua presenza lì fosse un atto di patriottismo più che una gita fuori porta pagata dai contribuenti -9. Resta il fatto che, in assenza di chiamate analoghe per la squadra femminile, la disparità di trattamento tra i due gruppi di atleti è apparsa evidente fin da subito.

L’entusiasmo maschile e le scuse mancate

Mentre le donne declinavano l’invito con garbo, gli uomini non hanno nascosto l’entusiasmo per la chiamata presidenziale. Auston Matthews, capitano della squadra maschile, ha dichiarato alla stampa che ricevere i complimenti di Trump è stato un onore e che vestire la maglia a stelle e strisce rappresenta un momento enorme per il gruppo -5. Matthew Tkachuk, attaccante dei Florida Panthers, ha ribadio il concetto all’arrivo a Miami: «Siamo onorati di rappresentare lui e i milioni di americani che ci sostengono» -8. Nessuno, nel clima di festa che pervadeva lo spogliatoio, sembra aver colto la potenziale offensività della battuta sulle colleghe, e anzi qualcuno ha pubblicato sui propri profili social i video della conversazione con Trump, salvo poi cancellarli frettolosamente quando la polemica ha cominciato a montare -3. La sensazione, leggendo i commenti sui social americani, è che molti tifosi si siano sentiti traditi da quella che è apparsa come una complicità silenziosa con un commento giudicato denigratorio, soprattutto considerando che la madre di due giocatori in squadra, Jack e Quinn Hughes, è stata una stella della nazionale femminile negli anni Novanta e ha contribuito alla preparazione della squadra che ha vinto l’oro a Milano come consulente -3. Un paradosso non da poco, che aggiunge un ulteriore strato di complessità a una vicenda in cui lo sport, la politica e le dinamiche di genere si sono intrecciate in modo inestricabile.

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