Lo Xalet del Catllaràs attribuito a Gaudí: una scoperta a cent’anni dalla scomparsa
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Redazione Esteri
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A cent’anni esatti dalla sua morte, avvenuta il 10 giugno 1926, il corpus delle opere di Antoni Gaudí si arricchisce di un nuovo, inaspettato tassello. Non si tratta di un edificio monumentale nel cuore di Barcellona, bensì di uno chalet isolato, immerso nei boschi dei Pirenei catalani: lo Xalet del Catllaràs. La ricerca, condotta con metodo scientifico da Galdric Santana, architetto e direttore della Cattedra Gaudí della Universitat Politècnica de Catalunya, ha dissipato ogni dubbio, portando alla luce documenti storici e analisi geometriche che confermano la paternità del progetto. La costruzione, sebbene non fu seguita personalmente dal maestro, porta innegabilmente la sua firma intellettuale, un ritrovamento che giunge in un momento particolarmente simbolico, mentre la Catalogna si appresta a celebrare l’Any Gaudí 2026, un programma internazionale di eventi dedicato al suo genio.
Un rifugio per ingegneri tra i monti della Catalogna
L’edificio, noto come Xalet del Catllaràs, venne concepito tra il 1901 e il 1908 con una funzione prettamente pratica e lontana dal fasto delle residenze borghesi: doveva ospitare i tecnici e gli ingegneri delle vicine miniere di carbone della Serra del Catllaràs. Queste ultime, infatti, rifornivano la cementeria Asland, un complesso industriale fondato da Eusebi Güell, mecenate e amico di Gaudí, nei primissimi anni del Novecento. La struttura, che si estende su una superficie di circa quattrocento metri quadrati, presenta una pianta rettangolare e si sviluppa su tre livelli. Al suo interno, originariamente, trovavano posto sei unità abitative, due per ogni piano, collegate tra loro non da un scala interno, ma da una scala a chiocciola esterna, addossata alla facciata principale, che ne costituisce uno degli elementi architettonici più distintivi e peculiari.
Il rigore dell’indagine scientifica e i segni del maestro
Per oltre un secolo, questa costruzione è rimasta ai margini della grande narrazione gaudiniana, quasi dimenticata, nascosta tra i boschi e lontana dai circuiti turistici di Barcellona, da cui dista circa ottanta chilometri, sorgendo a un'altitudine superiore ai millitrecento metri. Lo studio commissionato dal Dipartimento della Cultura della Generalitat e diretto da Santana, tuttavia, ha analizzato in profondità ogni aspetto. Gli esperti hanno confrontato le geometrie strutturali, in particolare la sezione trasversale dell'edificio e la curva dell'arco principale, mettendo in luce le sottili ma sostanziali divergenze tra archi parabolici e archi catenari, entrambi elementi ricorrenti e cari al linguaggio architettonico di Gaudí. Un altro dettaglio che ha portato all'attribuzione certa è l'organizzazione degli accessi alle stanze, risolta attraverso disimpegni orientati a quarantacinque gradi, una soluzione spaziale che si ritrova anche in un'altra opera dello stesso periodo, la Torre Bellesguard, quasi a dimostrare la ricorrenza di un medesimo vocabolario progettuale in contesti tra loro diversissimi.
Il significato di una scoperta nell’anno del centenario
La riscoperta dello Xalet del Catllaràs non è che il primo, significativo frutto di un anno che si preannuncia ricco di approfondimenti e nuove letture dell'opera di Gaudí. L'Any Gaudí 2026, che prenderà ufficialmente il via nei prossimi mesi, si propone proprio di esplorare i lati meno conosciuti del celebre architetto, allontanandosi dall'icona turistica per restituire la complessità del suo pensiero, della sua ricerca geometrica e della sua profonda connessione con la natura. Iniziative come la ricostruzione virtuale di progetti mai realizzati o l'analisi di edifici minori, come appunto questo chalet, permettono di ampliare la prospettiva su un artista la cui influenza, come dimostra questa scoperta, si estendeva ben oltre i confini della metropoli catalana, arrivando a plasmare persino un funzionale rifugio di montagna per i lavoratori di un'industria, in un intreccio inestricabile di funzione, estetica e rigore matematico.




