Casa Batlló, ora si può soggiornare nell’edificio più famoso di Antoni Gaudí a Barcellona
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mancano poche settimane alle celebrazioni per il centenario della morte di Antoni Gaudí, folgorante interprete del Modernismo Catalano, e la “sua” Barcellona lo ricorda con un’iniziativa che aggiunge un tassello inedito alla conoscenza del suo genio. Qui, nel capoluogo catalano che Gaudí ha “scolpito” con il dinamismo delle facciate, i colori vividi delle maioliche e le guglie slanciate della Sagrada Familia, “rinasce” il percorso di visita di Casa Batlló. L’edificio, uno dei più fotografati del Passeig de Gràcia e patrimonio mondiale Unesco dal 2005, inaugura un nuovo capitolo della sua storia con l’apertura del Terzo Piano, uno spazio il cui design d’interni ha preservato, negli anni, un grado eccezionale di autenticità.
Un piano rimasto intatto per oltre un secolo
A differenza degli altri ambienti della celebre casa-museo, quest’area è rimasta per oltre cent’anni nelle mani dei discendenti diretti della famiglia Batlló, che l’hanno abitata stabilmente fino al 2019. Questa circostanza, in apparenza secondaria, ha di fatto blindato la struttura originaria, preservando l’idea domestica immaginata dall’architetto all’inizio del Novecento. Falegnamerie, pavimenti originali, stucchi decorativi e persino sistemi costruttivi sono giunti fino a noi con un livello di integrità rarissimo, evitando le pesanti stratificazioni che hanno interessato il resto del complesso. È proprio questa la cifra distintiva dell’operazione: non una ricostruzione filologica, ma il recupero “quasi archeologico” di un cimelio architettonico rimasto vivo e pulsante.
Il restauro archeologico e le scoperte
Il progetto di recupero, durato tre anni e guidato dall’architetto Xavier Villanueva, ha richiesto un lavoro meticoloso di rimozione degli strati aggiunti nel corso del Ventesimo secolo. Gli interventi, condotti con un approccio certosino, hanno riportato alla luce dettagli nascosti per decenni, come motivi floreali dipinti sugli stucchi e i celebri soffitti ondulati che caratterizzano lo stile di Gaudí. Tra le scoperte più sorprendenti, segnalata dagli stessi restauratori, c’è il recupero di una maniglia intarsiata finora sconosciuta, che getta nuova luce sull’attenzione maniacale che il maestro riservava anche ai più piccoli dettagli. Su questa base storica restaurata, l’ambiente si presenta oggi come una tela che attende di essere riabitata.
Il tocco contemporaneo di Paola Navone
È qui che entra in gioco, con un intervento in punta di piedi, la designer Paola Navone (OTTO Studio). Consapevole della sacralità del luogo, Navone ha scelto di non imporre una visione contemporanea sopra quella di Gaudí, ma di “abitare” lo spazio con una logica domestica. «Tutto è cambiato quando ho smesso di pensare di progettare sopra Gaudí e ho iniziato a immaginare questa residenza come la mia casa a Barcellona», ha raccontato la progettista, spiegando una filosofia che mescola oggetti, arredi e pezzi artigianali provenienti da contesti differenti per creare un interno stratificato. Il colore, la materialità tattile e i piccoli contrasti definiscono oggi ogni stanza, trasformando l’antica residenza in un luogo capace di ospitare meeting, esperienze gastronomiche ed eventi privati in un contesto di straordinario fascino.
Dalla residenza privata allo spazio esclusivo
L’apertura del Terzo Piano, dunque, non amplia soltanto il percorso museale, ma ne stravolge la funzione, restituendo allo spazio la sua vocazione originaria di punto d’incontro. Ciò che un tempo era l’intimità dei Batlló diventa oggi una location esclusiva, prenotabile indipendentemente dal tour culturale principale, garantendo una flessibilità e una privacy totali. Si tratta di una trasformazione che, come sottolineato dalla proprietà, guarda al futuro senza rinnegare il passato: un modo nuovo, e profondamente rispettoso, di fare esperienza del patrimonio architettonico.




