Il presidio di Rete Pace e l’assedio in Cisgiordania: la denuncia contro l’occupazione israeliana
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Redazione Esteri
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Davanti alla cattedrale, con le bandiere della Palestina e della Pace sventolanti tra le mani di alcune decine di manifestanti, mercoledì 19 agosto alle 19 si è tenuto un presidio organizzato da Rete Pace per accendere i riflettori su quanto sta accadendo in Cisgiordania e per chiedere, con urgenza, lo stop all’occupazione illegale da parte di Israele.
Il corpo e le letture dei partecipanti sono diventati strumenti di una protesta che, seppur circoscritta nel numero, ha voluto lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni italiane e alla Comunità Internazionale, invitandole a non voltare più lo sguardo di fronte a una crisi che coinvolge sempre più drammaticamente i territori palestinesi.
La richiesta avanzata dal movimento è duplice e perentoria: da un lato, il rispetto puntuale delle Risoluzioni Onu che da anni giacciono sostanzialmente inapplicate; dall’altro, l'imposizione di sanzioni economiche a Israele, unico strumento nelle mani della comunità globale per fermare quella che viene definita un’occupazione illegale e il perdurare di un genocidio ancora in corso a Gaza.
Il quadro umanitario tra Gaza e Cisgiordania secondo l’Onu
La situazione umanitaria nei territori palestinesi, a distanza di mesi dall’escalation di violenze, resta drammatica e si caratterizza per un intreccio sempre più fitto di nuove restrizioni, episodi di violenza quotidiana e una difficoltà crescente nell’accesso ai servizi essenziali per la popolazione civile. L’allarme lanciato dalle Nazioni Unite riguarda in modo particolare due aree che, pur trovandosi geograficamente vicine, vivono dinamiche di oppressione diverse ma ugualmente letali.
In Cisgiordania, l’attenzione si è concentrata sull’isolamento forzato di alcune famiglie nel villaggio di Qusra, dove è finalmente arrivato un primo, seppur limitato, intervento dell’Unicef a sostegno delle esigenze più elementari dei bambini e delle loro famiglie.
A Gaza, invece, la situazione appare ancora più critica: gli attacchi proseguono senza sosta e la crescente preoccupazione per l’imminente arrivo della stagione delle piogge si unisce al grido d’allarme lanciato dalle organizzazioni umanitarie, che denunciano una grave carenza di tende e materiali per l’accoglienza, mentre i fondi raccolti dalle campagne di solidarietà internazionale restano largamente inferiori alle reali necessità sul campo.
“Siamo ancora sotto assedio”: i video e la testimonianza di Loui Ridi da Qusra
La voce di chi vive direttamente l’assedio arriva attraverso i video girati da Loui Ridi, imprenditore palestinese di 46 anni che ha lasciato l’Ohio per tornare nella casa di famiglia a Qusra, in Cisgiordania, con l’obiettivo di difendere i suoi cari e la loro abitazione dall’assedio perpetrato dai coloni.
Le immagini, che Ridi ha inviato al Corriere, raccontano una realtà fatta di tensione costante e controllo militare: si vede un colono a bordo di un quad che staziona davanti alla casa di Ridi, scortato da alcuni soldati israeliani armati e con il passamontagna, in una presenza che appare quasi scenografica ma che cela la minaccia concreta di un isolamento che si protrae nel tempo. “Siamo ancora sotto assedio”, ha dichiarato Ridi al telefono, confermando che la situazione non accenna a migliorare e che la paura per l’incolumità propria e dei familiari rimane altissima.
La sua testimonianza diretta aggiunge un tassello importante al quadro già complesso della Cisgiordania, dove l’esercito israeliano è stato ufficialmente inviato dal governo per allontanare i coloni, ma di fatto i militari sembrano più impegnati a supervisionare le minacce che a proteggere le famiglie palestinesi.
L’assedio alle tre famiglie e la mancanza di cibo tra le mura domestiche
Il villaggio di Qusra è diventato il simbolo di un’occupazione che si fa sempre più soffocante, con tre famiglie palestinesi strette in un assedio che non accenna a sciogliersi. Una delle abitazioni, quella dei Ridi, è ancora occupata fisicamente dall’esercito israeliano, mentre i coloni continuano a esercitare pressioni e minacce direttamente sotto gli occhi dei soldati, che non intervengono per fermarli.
Loui Ridi, cittadino statunitense di origine palestinese, è giunto negli ultimi due giorni dagli Stati Uniti proprio per sostenere il fratello e il resto della famiglia che vive a Qusra, e la sua presenza non è riuscita a fermare le angherie quotidiane. “Siamo bloccati e senza cibo”, ha raccontato dall’interno della casa, descrivendo una condizione che si fa ogni ora più precaria e che rischia di trasformarsi in una tragedia annunciata se la comunità internazionale non interverrà con decisione.
Le famiglie assediate vivono rintanate tra le loro mura, con i rifornimenti che scarseggiano e la speranza che si affievolisce giorno dopo giorno, in attesa che qualcuno, almeno questa volta, ascolti il loro grido e lo trasformi in un atto concreto di giustizia.
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