Il Tesoro colloca 4,5 miliardi di Bot semestrali, rendimenti oltre il 2 per cento. Aste supplementari Btp deserte

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ministero dell’Economia e delle finanze ha proceduto, nella giornata di mercoledì 25 febbraio 2026, al collocamento di due distinte linee di Bot semestrali, operazione che ha consentito al Tesoro di raccogliere complessivamente 4,5 miliardi di euro. Si tratta, nel dettaglio, della terza tranche di titoli con scadenza fissata al 29 maggio 2026, per la quale l’importo offerto e integralmente assegnato ammonta a 2 miliardi, e della terza tranche relativa ai Bot in scadenza il successivo 31 luglio 2026, il cui ammontare collocato ha raggiunto i 2,5 miliardi. La domanda, come comunicato dalla Banca d’Italia che ha curato la procedura, si è mantenuta su livelli più che sostenuti: per i titoli con durata residua di novantuno giorni le richieste hanno superato i 3,66 miliardi, mentre per quelli con vita residua di centocinquantaquattro giorni il mercato ha espresso un interesse pari a 4,45 miliardi, determinando in entrambi i casi un rapporto di copertura ampiamente superiore all’unità, segno di una liquidità ancora abbondante alla ricerca di impieghi a breve termine -1.

Per quanto riguarda la remunerazione effettiva delle due emissioni, il rendimento lordo annuo si è attestato rispettivamente al 2,032 per cento per i Bot con scadenza maggio e al 2,038 per cento per quelli con scadenza luglio. Valori, questi, che confermano una sostanziale stabilità dei tassi sui titoli a breve, considerando che l’asta di fine gennaio aveva fatto segnare un rendimento del 2,04 per cento sui Bot con analoga durata. Il regolamento delle operazioni, ovvero la data a partire dalla quale i titoli cominceranno a maturare interessi per i sottoscrittori, è stato fissato per il successivo 27 febbraio -1.

Le riaperture dei Btp e dei BtpEI non trovano acquirenti tra gli specialisti

Parallelamente all’asta ordinaria dei Bot, nella stessa giornata si sono tenute le operazioni di riapertura riservate esclusivamente agli operatori specialisti, quelle finestre dedicate ai cosiddetti market maker che dovrebbero garantire liquidità e supporto al mercato primario dei titoli di Stato. Ebbene, l’esito di questi collocamenti supplementari è stato quantomeno singolare, se non preoccupante per le casse del Tesoro, visto che non si è registrata alcuna domanda. Il ministero aveva messo a disposizione 500 milioni di euro del Btp con cedola al 2,2 per cento e scadenza 28 febbraio 2028, uno strumento a breve termine, e due distinte linee di Btp indicizzati all’inflazione europea, i cosiddetti BtpEI -4.

Per questi ultimi, l’offerta prevedeva 150 milioni per la tranche con scadenza 15 agosto 2031, che paga una cedola reale dell’1,1 per cento, e altrettanti 150 milioni per il BtpEI con scadenza più lunga, fissata al 15 maggio 2036 e con cedola reale all’1,8 per cento. Nessuno degli specialisti, tuttavia, ha presentato domanda di sottoscrizione, un evento non frequentissimo ma nemmeno rarissimo, che di fatto costringe il Tesoro a rinviare a miglior occasione il reperimento di quelle risorse, oppure a riproporre i titoli sul mercato secondario o in successive operazioni. Resta da capire se si sia trattato di una mancanza di appetito legata alle condizioni di prezzo proposte, generalmente allineate ai corsi di mercato, o piuttosto di una scelta strategica degli investitori professionali, magari già ampiamente esposti su quelle medesime scadenze -4.

Numeri e dettagli tecnici delle sottoscrizioni

Guardando ai numeri complessivi della giornata, l’attività del Tesoro si è quindi concentrata quasi esclusivamente sui Bot, che come detto hanno totalizzato richieste per circa 8,1 miliardi a fronte di un’offerta di 4,5 miliardi. Nel dettaglio delle singole operazioni, il rapporto di copertura per i Bot con scadenza a fine maggio è stato pari a 1,83, mentre per quelli con scadenza luglio il rapporto si è attestato a 1,78. Dati che evidenziano una preferenza piuttosto marcata per i titoli con vita residua leggermente più breve, forse in considerazione di un orizzonte temporale che molti investitori, in questo clima di incertezza sui tassi, preferiscono mantenere il più ridotto possibile -1.

Il rendimento del 2,032 per cento sui titoli in scadenza a maggio rappresenta peraltro un lieve rialzo rispetto ai valori registrati nelle aste precedenti, dove per analoghe scadenze si era scesi anche sotto la soglia del 2 per cento. Il lieve incremento, seppur minimo, potrebbe riflettere aspettative di una politica monetaria ancora cauta da parte della Banca centrale europea, che mantiene i tassi di riferimento su livelli comunque remunerativi per chi investe in strumenti a reddito fisso di breve periodo. Quanto ai Btp indicizzati all’inflazione andati deserti, si trattava di riaperture di titoli già esistenti, operazioni che servono ad aumentare il taglio delle singole linee e a migliorarne la liquidità sul secondario: il fatto che gli specialisti non abbiano aderito potrebbe complicare questo obiettivo, almeno per le quantità aggiuntive che il Tesoro intendeva immettere.

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