La notte degli Actor Awards incorona “Sinners” e commuove con Harrison Ford
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La trentaduesima edizione degli Actor Awards, cerimonia che fino allo scorso anno era nota al grande pubblico come Screen Actors Guild Awards, ha riscritto — come spesso accade in questo periodo dell’anno — le gerarchie informali che precedono la notte degli Oscar. L’appuntamento, trasmesso in diretta streaming su Netflix e ospitato come da tradizione allo Shrine Auditorium di Los Angeles, ha visto il trionfo di Sinners, il thriller a tinte vampiresche diretto da Ryan Coogler per Warner Bros., che si è aggiudicato due dei premi principali: quello per il miglior attore protagonista, andato a Michael B. Jordan, e il più ambito riconoscimento della serata, l’Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture, ovvero il premio per il miglior cast cinematografico. Proprio quest’ultima statuetta, ritirata da un cast visibilmente emozionato che sul palco ha voluto omaggiare la visione del regista, rappresenta storicamente uno degli indicatori più affidabili in vista dell’assegnazione del Premio Oscar al miglior film, una coincidenza statistica che, puntualmente, riaccende il dibattito tra gli addetti ai lavori e gli appassionati.
Il trionfo di Ryan Coogler e Michael B. Jordan
Con questo successo, Ryan Coogler è entrato di diritto nella storia del riconoscimento: è infatti il primo regista a ottenere per due volte il premio per il miglior cast, avendolo già vinto nel 2018 con Black Panther, pellicola che vedeva sempre Michael B. Jordan tra i protagonisti. La pellicola, ambientata in un Sud degli Stati Uniti intriso di atmosfere gotiche e soprannaturali, ha evidentemente convinto i colleghi della gilda, premiando un lavoro corale che il cast stesso — composto, tra gli altri, da Delroy Lindo, Wunmi Mosaku e Hailee Steinfeld — ha definito sul palco come un’esperienza quasi mistica, un “viaggio dell’anima” più che una semplice performance cinematografica. Michael B. Jordan, premiato per la doppia interpretazione — interpreta infatti due gemelli — ha ritirato la sua statuetta in un impeccabile Tom Ford doppiopetto, confermandosi, al di là del talento recitativo, come uno degli uomini meglio vestiti della stagione hollywoodiana.
Il riconoscimento a “The Studio” e il premio alla carriera a Harrison Ford
Se sul fronte cinematografico Sinners ha fatto incetta di premi, il mondo delle serie televisive ha visto il predominio di The Studio, la produzione di e con Seth Rogen che ha raccolto consensi nelle categorie comiche. Rogen si è aggiudicato il premio come miglior attore protagonista in una serie comica, ma la serata per il cast ha avuto anche un sapore agrodolce a causa della vittoria postuma di Catherine O’Hara, premiata come miglior attrice per la stessa serie. Un momento di intensa commozione che ha attraversato l’auditorium, quando sul palo è salito il collega a ritirare il premio per l’attrice scomparsa. Sul versante drammatico, The Pitt e The Diplomat si sono spartiti i riconoscimenti principali, con Noah Wyle e Keri Russell premiati rispettivamente come miglior attore e attrice in una serie drammatica.
La serata, tuttavia, ha avuto il suo picchio emotivo nel momento della consegna del Life Achievement Award a Harrison Ford. L’attore ottantatreenne, introdotto dall’amico Woody Harrelson, ha ricevuto una standing ovation che sembrava non volersi esaurire. Nel suo discorso, Ford ha voluto ringraziare in modo particolare la moglie Calista Flockhart, visibilmente commossa in platea, definendola la sua ancora e la fonte del suo coraggio. Un riconoscimento alla carriera che arriva per un uomo che, come ha ricordato lui stesso con la consueta ironia, ha fatto il falegname per quindici anni prima di diventare Han Solo, e che nonostante l’età, ha sottolineato di non avere alcuna intenzione di andare in pensione. Sul tappeto rosso, infine, l’atmosfera è stata dominata dal romanticismo: le coppie più amate di Hollywood, da Sam Rockwell con Leslie Bibb a Emma Stone con Dave McCary, si sono concesse ai fotografi in pose intime e affettuose, rubando la scena ai soliti look sartoriali e dimostrando che, talvolta, la complicità vince sullo styling.




