Guerrieri – La regola dell’equilibrio, il gran finale tra verità giudiziaria e introspezione personale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non è solo una questione di legge, stasera. È una questione di equilibrio. E forse proprio per questo “Guerrieri – La regola dell’equilibrio” arriva al suo ultimo appuntamento, quello in onda il 30 marzo su Rai 1, con una promessa implicita che il Titolo stesso della serie suggerisce già da quattro settimane: mettere il protagonista, un avvocato che della sottile linea tra giusto e sbagliato ha fatto la sua professione, davanti a una scelta che non riguarda solo il tribunale, ma la sua vita intera. Dopo il commiato da Imma Tataranni, il pubblico della prima serata si prepara dunque a salutare – almeno per questa stagione – un altro personaggio che, nel giro di poche settimane, è diventato familiare: l’avvocato barese interpretato da Alessandro Gassmann, capace di mescolare il legal drama con l’introspezione più intima. Il percorso, articolato in quattro prime serate, si chiude stasera alle 21:30 con un episodio che promette di legare i fili lasciati in sospeso, gettando al contempo le basi narrative per una seconda stagione che, stando al responso degli ascolti e alla longevità dei romanzi di Gianrico Carofiglio, appare più che probabile.
Il caso Quintavalle e l’ombra del giudice corrotto
Nel cuore della puntata conclusiva, troviamo un intreccio che mette a nudo le due anime della serie. Da un lato, c’è il filone più schiettamente giudiziario: Guerrieri si trova a difendere Quintavalle, il suo vecchio maestro di boxe, una figura che rappresenta non solo un legame affettivo ma un simbolo del passato fatto di riscatto e disciplina. L’uomo attende il verdetto della Corte di Cassazione dopo anni di attesa, una vicenda che diventa per l’avvocato lo spunto per una riflessione amara sul senso della giustizia quando questa arriva in ritardo, talmente lenta da perdere la sua stessa essenza. A complicare ulteriormente il quadro, e a restituire quella dimensione più tesa da “thriller” giudiziario, c’è la vicenda del giudice Piero Larocca. Quest’ultimo, amico stimato e figura di riferimento per Guerrieri, si scopre essere al centro di un’inchiesta per corruzione: una crepa nel sistema che il protagonista deve affrontare non solo da legale, ma da uomo costretto a fare i conti con la delusione e la fragilità di un’istituzione in cui credeva ciecamente.
Un finale che guarda al privato e all’amore ritrovato
Se il lato professionale mette a dura prova la tenacia dell’avvocato, è sul versante privato che l’ultima puntata opera il vero cambio di registro. La serie, tratta dai romanzi di Carofiglio (che firma anche la sceneggiatura), ha sempre raccontato Guerrieri come un uomo segnato dalla separazione dalla moglie Sara, in bilico tra la nostalgia per l’amore perduto e la difficoltà di ricostruire. In questo finale, l’arrivo di una nuova inquilina nel palazzo, Margherita – una violoncellista dal carattere sensibile e sfuggente – riaccende in lui un desiderio a lungo sopito. Tra i due nasce una sintonia fatta di ironia e piccole distanze, un rapporto che non ha la pretesa di risolvere tutte le inquietudini del protagonista, ma che rappresenta un cedimento significativo alla possibilità di un futuro. Non si tratta di una storia d’amore semplice o scontata, ma di un legame che riflette perfettamente lo stato d’animo di un uomo diviso tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora essere.
Verità processuali e verità interiori
L’epilogo, quindi, non si limita a sciogliere i nodi dei singoli casi giudiziari. La forza della messa in scena, diretta da Gianluca Maria Tavarelli, sta nella capacità di sovrapporre il piano processuale a quello esistenziale. Mentre Guerrieri cerca di strappare una verità giuridica per Quintavalle o di fare chiarezza sulla presunta corruzione dell’amico Larocca, si trova costretto a interrogarsi sulla propria coerenza e sul prezzo da pagare per mantenere quella “regola dell’equilibrio” che dà il titolo alla serie. La tensione tra la giustizia delle aule e quella più intima dei sentimenti diventa il vero motore del racconto. L’ambientazione barese, spesso notturna e intima, contribuisce a sottolineare questa dimensione riflessiva, lontana dagli stereotipi della fiction processuale classica e più vicina al tono malinconico ma lucido della scrittura di Carofiglio.
Le basi per una seconda stagione
La conclusione della quarta puntata, pur offrendo un senso di compiutezza alle trame principali, lascia deliberatamente aperti alcuni scenari. Il tema della corruzione nell’ambiente giudiziario, toccato attraverso la figura del magistrato Larocca, insieme alla nuova dinamica affettiva con Margherita e alla solida squadra di supporto composta dall’ispettore Tancredi e dall’investigatrice Annapaola Doria, rappresentano elementi pronti per essere sviluppati in un eventuale seguito. Considerando che la serie è tratta da un corpus letterario ampio e che i dati d’ascolto della prima stagione hanno confermato il gradimento del pubblico, la strada per nuovi episodi appare già tracciata. Stasera, però, l’attenzione è tutta sull’ultimo atto di questo viaggio: un viaggio in cui, ancora una volta, la legge si rivela essere uno specchio delle fragilità umane, e dove la posta in gioco, per Guido Guerrieri, è riuscire a salvare non solo i suoi clienti, ma un pezzo di sé.




