Guerrieri, il successo di un antieroe: quasi 4 milioni di spettatori per il debutto su Rai 1
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La prima puntata di “Guerrieri - La regola dell’equilibrio” ha portato in dote alla rete ammiraglia della Rai un risultato soddisfacente, assestandosi su una media di 3,9 milioni di telespettatori e conquistando uno share del 22,8%. Un esordio, quello della serie tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio, che ha visto Alessandro Gassmann calarsi nei panni del celebre avvocato barese Guido Guerrieri, e che è stato subito commentato con entusiasmo da Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction. La dirigente, nel sottolineare la forza di un racconto popolare capace di parlare al presente con autenticità e profondità, ha voluto rimarcare come l’adattamento della grande narrativa italiana possa trasformarsi in televisione di qualità, riuscendo a coinvolgere un pubblico ampio e trasversale.
La serie, diretta da Gianluca Maria Tavarelli, non si presenta come il classico legal drama incentrato sui colpi di scena in aula o sulle arringhe difensive. L’intenzione, piuttosto, è quella di esplorare il rovello interiore del protagonista, un uomo che con la professione forense ha un rapporto quantomeno conflittuale, fatto di routine e di un’accettazione passiva, quasi rassegnata. Già nell’incipit del romanzo omonimo del 2014, infatti, Guerrieri confida all’amico ispettore Carmelo Tancredi – interpretato da Michele Venitucci – di pensare spesso di smettere, di lasciar perdere tutto. Ed è proprio questa fragilità, questa umana incertezza a essere messa al centro della narrazione, a volte forse anche troppo, con inquadrature che ne fissano la pensosità e che rischiano, talvolta, di sacrificare il ritmo sull’altare dell’introspezione.
La trama del primo episodio e il cast corale
Nella puntata d’esordio, l’avvocato Guerrieri si trova a dover gestire il caso di Fabio Paolicelli, una vecchia conoscenza condannata in primo grado per traffico di droga. A coadiuvarlo nelle indagini, e a costituire quel tessuto di relazioni umane e professionali che dà alla fiction, ci sono personaggi ormai familiari ai lettori di Carofiglio. Accanto a lui, infatti, troviamo l’investigatrice privata Annapaola Doria, interpretata da Ivana Lotito, ex giornalista dalla chioma androgina che si muove su una possente Harley Davidson e che porta con sé una mazza da baseball, figura tangibile di un’espansione pragmatica e operativa del protagonista. E poi c’è Tancredi, appunto, il poliziotto amico di vecchia data con cui Guerrieri condivide non solo inchieste ma anche momenti di vita quotidiana, spesso venati di ironia. A complicare ulteriormente il quadro personale dell’avvocato, già segnato da una separazione e da una passione per la boxe che funge da valvola di sfogo, sopraggiunge la richiesta d’aiuto del giudice Piero Larocca, inquisito per corruzione. Sarà proprio la difesa di un magistrato accusato di aver intascato denaro per aggiustare un processo a costituire il nucleo etico della storia, mettendo Guerrieri di fronte a un bivio tra deontologia professionale e senso personale della giustizia.
Dalla pagina allo schermo, la lezione di Carofiglio
L’operazione di trasposizione televisiva dell’opera di Carofiglio, che nei suoi romanzi mette in campo una competenza tecnica maturata in anni di carriera come magistrato, ha richiesto un lavoro certosino di scrittura. Doriana Leondeff, una delle sceneggiatrici, ha spiegato come la sfida sia stata quella di non perdere il fulcro centrale dei libri, quel tema della giustizia che viene esplorato attraverso il dubbio e la complessità. E se Carofiglio, dal canto suo, è rimasto presente ma mai invadente durante la lavorazione, mostrandosi poi entusiasta del risultato finale, Gassmann ha potuto così cesellare un personaggio che non nasconde le proprie debolezze, che non si vergogna di chiedere scusa o di piangere, pur restando un professionista brillante. L’avvocato Guerrieri, insomma, è un antieroe che vive nel dissidio tra la morale che dovrebbe caratterizzare il suo lavoro e la propria coscienza di uomo, un conflitto che lo rende straordinariamente autentico e che, a giudicare dai dati d’ascolto, sembra aver colpito nel segno.
Bari, una protagonista silenziosa ma ingombrante
A fare da sfondo alle vicende processuali e ai tormenti interiori di Guerrieri c’è Bari, una città che il regista Gianluca Maria Tavarelli ha voluto raccontare lontano da stereotipi e luoghi comuni, restituendone le luci e le ombre con uno sguardo quasi straniato. Non è un dettaglio da poco, perché l’ambientazione, nei libri di Carofiglio, non è mai un semplice fondale. Il tribunale con la sua facciata grigia e scrostata, le strade, i locali, tutto concorre a definire l’atmosfera e a influenzare l’umore del protagonista, in una simbiosi che la serie ha cercato di preservare. E se il linguaggio dei giuristi, spesso criticato dallo stesso scrittore per la sua verbosità ampollosa e la sua natura criptica, fatta di formule sacerdotali e straccionamente burocratiche, nella fiction trova una sua traduzione visiva nei volti e nelle esitazioni degli attori, allora l’operazione può dirsi pienamente riuscita.




