Guerrieri, l’ultima sfida tra aule di tribunale e l’equilibrio perduto

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sul finire di un percorso televisivo che ha restituito al pubblico il volto umano – e talvolta straordinariamente fragile – di un penalista fuori dagli schemi, la prima stagione di “Guerrieri – La regola dell’equilibrio” si appresta a calare il sipario domani sera in prima serata su Rai1. Il viaggio dell’avvocato Guido Guerrieri, magistralmente incarnato da Alessandro Gassmann, approda così alla sua quarta e ultima puntata, un appuntamento che promette di sciogliere i nodi, giudiziari e intimi, accumulati lungo le quattro settimane di messa in onda. A dirigerlo, ancora una volta, la regia di Gianluca Maria Tavarelli, che ha scelto di raccontare Bari non come semplice sfondo, ma come un vero e proprio contraltare notturno dell’anima tormentata del protagonista. Lì, tra i vicoli della città vecchia e il lungomare che fa da specchio alle sue elucubrazioni, Guerrieri si è mosso con la sua consueta ironia, cercando di tenere insieme il rigore della professione e le crepe di una vita privata ormai segnata dalla separazione.

Dopo aver affrontato il caso del giudice Larocca – amico di vecchia data finito nell’occhio del ciclone per accuse di corruzione – e aver incrociato le traiettorie professionali con il procuratore capo Berardi, che proprio nelle ultime battute potrebbe rivelarsi un inaspettato alleato, l’epilogo si concentra ora su una vicenda che porta la giustizia a interrogare se stessa. La difesa del suo storico maestro di boxe, Quintavalle, diventa per l’avvocato il pretesto per misurarsi con la lentezza del sistema, con quella dimensione temporale che rischia di trasformare l’attesa di un verdetto in una condanna anticipata. Non si tratta di un caso come gli altri, avverte la narrazione: è il passato che torna a reclamare una verità, ed è la professione che si fa introspezione.

Dietro la costruzione di questo personaggio, che calca le aule di giustizia con la disinvoltura di chi conosce ogni codice ma anche con la stanchezza di chi ne subisce i formalismi, c’è stata un’opera di cesello non indifferente. Lo stesso Gassmann, per rendere credibile la dialettica giuridica e persino il semplice gesto di indossare la toga, ha dovuto seguire lezioni particolari. «Da avvocato ho insegnato a Gassmann come parlare in tribunale: non era mai entrato in un’aula», aveva rivelato in precedenza Gaetano Bruno, che nella fiction interpreta il procuratore Berardi. In effetti, per prepararsi al ruolo, l’attore si è affidato ai consigli di veri penalisti, come quelli dello studio Polis di Bari, che lo hanno guidato nella postura, nella gestione dei fascicoli e nella terminologia corretta da utilizzare durante le arringhe, restituendo così alle scene processuali un’autenticità che ha convinto anche gli osservatori più severi.

La regola infranta e la possibilità di una sintonia

Se da un lato la serie ha sempre trovato la sua spina dorsale nei meccanismi del legal thriller, dall’altro non ha mai smesso di scavare nel baratro emotivo del protagonista. Nella quarta puntata, che porta il Titolo della serie stessa, questo aspetto sembra prevalere, alleggerendo la tensione giudiziaria con l’arrivo di una nuova presenza. A fare da contrappeso alla complessità del caso Quintavalle arriva infatti Margherita, una violoncellista dal carattere sensibile e schivo che si trasferisce proprio nel palazzo di Guerrieri. Tra i due, in un gioco fatto di piccole idiosincrasie condivise e di affinità elettive, nasce qualcosa che va oltre la semplice cortesia da vicinato, riaccendendo nel penalista il desiderio – a lungo sopito – di costruire un legame che non sia soltanto professionale o legato alla mera abitudine.

La regia di Tavarelli, anche in questo frangente, si concentra sul dettaglio e sugli spazi silenziosi, dedicando all’uomo Guerrieri lo stesso tempo che dedica all’avvocato. La scelta, dichiarata dallo stesso regista, era stata fin dall’inizio quella di tradurre in immagini i pensieri e le malinconie che nei romanzi di Carofiglio rappresentano il vero centro della narrazione. Così, mentre in tribunale si discute del futuro del vecchio maestro, fuori dall’aula Guerrieri si trova a fare i conti con l’urgenza di un cambiamento personale, quasi a cercare nella vita sentimentale quella regola dell’equilibrio che nel lavoro fatica a trovare.

Una città, molti personaggi

L’intera produzione, girata in Puglia tra settembre e dicembre del 2024, ha coinvolto non solo il capoluogo barese – con le sue scenografie naturali che vanno dal Teatro Kursaal Santalucia al quartiere Madonnella – ma anche località come Monopoli, Trani e Giovinazzo, amplificando il respiro visivo della fiction. Accanto a Gassmann, un cast corale ha contribuito a dare spessore all’universo di Guerrieri: Ivana Lotito nei panni di Annapaola, l’ex cronista di nera diventata investigatrice privata dal carattere battagliero; Michele Venitucci è l’ispettore Carmelo Tancredi, amico fedele e presenza concreta nelle indagini; mentre la giovane praticante Consuelo (Lea Gavino) e lo stagista Toni (Michele Ragno) completano la squadra dello studio legale, portando quella ventata di leggerezza e genialità imprevedibile che caratterizza il gruppo.

L’attenzione per la verosimiglianza, del resto, è stata una costante: lo stesso Carofiglio, autore dei romanzi da cui la serie è tratta, ha partecipato attivamente alla stesura delle sceneggiature insieme a Doriana Leondeff, Antonio Leotti e Oliviero Del Papa, assicurando che il passaggio dalla pagina allo schermo non tradisse la complessità morale del personaggio. In questo senso, la serie ha saputo coniugare il ritmo del thriller processuale con quella riflessione più pacata sullo scorrere del tempo e sulle ingiustizie subite, elementi che trovano il loro culmine proprio nella puntata conclusiva.

Un’ultima arringa tra memoria e futuro

Mentre si avvia verso l’epilogo, Guerrieri si trova quindi a dover gestire un delicato equilibrio: da una parte la difesa di Quintavalle, che non è solo un cliente ma un simbolo della sua formazione umana e sportiva; dall’altra, l’apertura verso Margherita, che rappresenta la possibilità di un futuro diverso, forse meno votato al sacrificio di sé. La quarta puntata, in onda domani, abbandona parzialmente la struttura del giallo a colpi di scena per farsi più intima, più riflessiva, mettendo il protagonista faccia a faccia con le scelte che contano davvero.

Restano, sullo sfondo, gli echi dei casi precedenti – la scomparsa della giovane Manuela, l’omicidio della ricercatrice – ma l’attenzione si sposta tutta sul percorso interiore di Guido. Quella che sembra chiudersi è una prima stagione che, tra location pugliesi e dialoghi cesellati, ha tentato di restituire il ritratto di un uomo che, pur sentendo la giustizia come una missione quasi personale, non può fare a meno di mettere in discussione regole e certezze. E domani sera, nel momento in cui la sentenza per Quintavalle verrà letta, forse anche Guerrieri otterrà la sua risposta, quella che attende da quando ha iniziato a chiedersi se sia davvero possibile conciliare la verità processuale con la vita che si vive fuori dall’aula.

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