Decreto cat-nat, le imprese tra obbligo e dubbi sulla polizza calamità

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’obbligo assicurativo contro gli eventi calamitosi, destinato a diventare operativo a partire dal gennaio 2026, si appresta a ridisegnare il panorama della tutela per le imprese italiane, le quali, mentre il dibattito tecnico si infiamma, iniziano a misurarsi con le concrete implicazioni di una norma che genera non poche perplessità. Se da un lato, infatti, le compagnie e gli esperti del settore si interrogano sugli aspetti ancora poco chiari del provvedimento, come l’andamento storico del rapporto sinistri-premi, dall’altro le associazioni di categoria fanno sentire la propria voce, denunciando criticità che rischiano di appesantire il già complesso quadro operativo per gli artigiani e i piccoli imprenditori. Una discussione che, non a caso, troverà spazio domani, 8 ottobre, al Milano Festival delle Assicurazioni, un appuntamento che promette di approfondire proprio questi nodi, trasmesso in diretta su Class CNBC e in streaming sui principali portali finanziari, oltre che tramite i social network di MilanoFinanza.

Il calendario degli incontri informativi

Parallelamente ai grandi eventi, sul territorio si moltiplicano le occasioni di confronto diretto, pensate per accompagnare le aziende nella comprensione di un obbligo che riguarderà la protezione da una vasta gamma di rischi, tra i quali si annoverano terremoti, alluvioni e frane. A Piacenza, ad esempio, la CNA ha organizzato per martedì 14 ottobre un incontro nella sua sede provinciale, durante il cui svolgimento, con i contributi della presidente Cristiana Crenna e di un rappresentante di Assiprime Assicurazioni, verranno analizzati gli aspetti tecnici, burocratici e normativi più rilevanti. L’iniziativa, che si propone di offrire un supporto concreto al variegato universo della piccola e media impresa, rappresenta una delle tante risposte alla crescente domanda di chiarezza che circonda l’applicazione della legge.

Le perplessità delle associazioni di categoria

Non mancano, tuttavia, voci decisamente critiche, le quali dipingono lo strumento assicurativo non come una garanzia ma come un ulteriore peso. La CNA di Treviso, per citare un caso emblematico, ha lanciato un monito definendo la polizza una “nuova tassa occulta” per circa cinquantamila imprese della provincia, sottolineando con forza l’assenza, al momento, di una piattaforma pubblica che permetta di confrontare le diverse offerte del mercato, una mancanza che di fatto limita la trasparenza e la possibilità di scelta consapevole. Una posizione che, sebbene non isolata, si scontra con la visione di chi, come il vicepresidente di Confapi, individua nella normativa una svolta necessaria, affermando che il Paese si trovi a un “anno zero” nella gestione delle calamità, di fronte al quale non è più possibile rimandare una scelta coraggiosa.

La sfida tra tutela e sostenibilità

Il cuore del dibattito, dunque, ruota intorno all’equilibrio tra la necessità di una copertura efficace, resa ancor più urgente dall’aumento in frequenza e intensità degli eventi estremi, e la sostenibilità economica di questo nuovo onere per le attività produttive, specialmente per quelle di dimensioni più contenute. Mentre il mondo assicurativo si prepara a fornire le proprie soluzioni, l’accento viene posto sulla delicatezza di una transizione che, per essere veramente efficace, dovrà tenere conto delle fragilità di un tessuto imprenditoriale già provato, evitando che uno strumento di protezione si trasformi in un boomerang che ne mina la competitività. La strada verso il 2026, insomma, appare ancora lunga e costellata di interrogativi che richiedono risposte precise, sia dal punto di vista regolatorio che da quello operativo.

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