Export italiano a giugno 2026: 9,8% trainato dalle navi, ma il deficit energetico pesa per 5 miliardi
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Redazione Economia
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L'Istituto nazionale di statistica ha diffuso i dati relativi al commercio estero di giugno 2026, e il quadro che ne emerge è a dir poco contrastante: da un lato, le esportazioni mettono a segno una crescita tendenziale del 9,8% in valore e del 5,1% in volume, confermando la straordinaria vitalità di alcuni settori produttivi; dall'altro, il saldo commerciale complessivo segna un arretramento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, scendendo a +4.232 milioni di euro contro i +5.384 milioni di giugno 2025, a causa di un deficit energetico che si è fatto sentire in maniera decisamente più pesante.
Il peso del deficit energetico e l'avanzo del non energetico
A pesare sul saldo finale è quasi esclusivamente la bolletta energetica, il cui passivo ha raggiunto i 5.002 milioni di euro, un dato in forte peggioramento rispetto ai 3.922 milioni dello stesso mese dello scorso anno. Questa impennata dei costi per l'energia importata ha quasi interamente eroso l'avanzo generato dal commercio di prodotti non energetici, che pure si mantiene su livelli ragguardevoli: 9.234 milioni, seppur in leggero calo rispetto ai 9.306 milioni di giugno 2025.
Se si esclude il comparto energetico, la bilancia commerciale italiana resta pertanto ampiamente in positivo, ma il dato complessivo risente inevitabilmente di uno scenario internazionale in cui i prezzi delle materie prime restano elevati.
La dinamica congiunturale e il record del primo semestre
Su base congiunturale, l'Istat ha stimato una crescita delle esportazioni dell'1,6% rispetto al mese di maggio, mentre le importazioni sono aumentate dell'1,2%. Un differenziale, questo, che testimonia una maggiore reattività della domanda estera per i nostri prodotti.
A fornire una spinta eccezionale al dato di giugno è stato, come sottolineato dall'istituto di statistica, il comparto della cantieristica navale, le cui commesse hanno generato vendite particolarmente elevate: al netto di questo effetto, la crescita congiunturale si sarebbe attestata a un più modesto +0,5% e quella tendenziale all'8,7%.
Ciononostante, i numeri assoluti restano di rilievo: nei primi sei mesi del 2026, l'export italiano ha raggiunto il traguardo dei 337,2 miliardi di euro, un risultato che è stato accolto con grande soddisfazione sia dal mondo politico che da quello imprenditoriale, e che rappresenta di fatto il nuovo record storico per un primo semestre.
Le reazioni politiche e il commento di Ice
Il deputato di Forza Italia, Andrea Gentile, ha commentato i dati definendoli "straordinari" e ha voluto sottolineare come questo risultato "certifichi il successo della diplomazia della crescita guidata con lungimiranza e concretezza dal Ministro Antonio Tajani". Un'interpretazione, quella di Gentile, che lega le performance dell'export all'azione di promozione del governo sui mercati internazionali.
A fare da contraltare a questo ottimismo è però il presidente dell'Ice, Matteo Zoppas, il quale, pur riconoscendo la "capacità di tenuta del Made in Italy" in un contesto internazionale segnato da "forti tensioni geopolitiche e commerciali", ha anche lanciato un monito sul futuro, ricordando che "sul futuro ci sono ancora troppe incognite".
Zoppas ha evidenziato come l'aumento tendenziale delle importazioni del 13,2% in valore, a fronte di un incremento del 2,8% in volume, sia un segnale che la ripresa dei consumi interni si accompagna a un rincaro dei prezzi dei beni acquistati all'estero, una dinamica che richiede attenzione.
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