Soccorso del Csm per le toghe pro No in Cassazione: scatta il riflesso Corporativo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È scattato, a Palazzo de' Marescialli, il riflesso corporativo delle toghe anti referendum, in una difesa d'ufficio che ha fatto immediatamente quadrato attorno ai giudici di Cassazione. Questi, firmando l'ordinanza con cui l'Ufficio centrale del Palazzaccio ha di fatto smentito se stesso, hanno riconosciuto fuori tempo massimo le oltre 500mila firme che hanno riscritto il quesito referendario, un atto che non ha mancato di creare imbarazzo anche al Quirinale. Gli italiani, a meno di ulteriori ricorsi alla Consulta, si troveranno dunque a pronunciarsi il 22 e 23 marzo su un testo modificato, che sancirà la separazione delle carriere e la nascita di due Csm basati sul sorteggio, oltre all'istituzione di un'Alta corte disciplinare.

La scelta del Comitato dei 15: nessun ricorso nonostante le critiche

Pur definendo "contestabile" la scelta operata dal governo, il Comitato dei 15 promotori della raccolta firme – che alla fine ha superato le 546.000 adesioni – ha deciso di non impugnare il provvedimento con cui l'esecutivo ha modificato il testo del quesito così come prescritto dalla Corte, mantenendo però inalterata la data della consultazione. Una posizione, questa, dettata da una maturità politica che induce a fermarsi, evitando così un'ulteriore guerra di carte bollate in un contesto già profondamente segnato dalle polemiche.

Terza pratica a tutela in meno di un anno: il caso si ripete

Quello che al Consiglio superiore della magistratura non si era mai visto, con l'attuale governo accade per la terza volta in meno di un anno. I consiglieri togati di palazzo Bachelet sono infatti intervenuti nuovamente a difesa dei colleghi della Suprema Corte, stavolta finiti nel mirino del centrodestra dopo l'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum. Un'azione, quella dei togati del Csm – sebbene con qualche lodevole eccezione – percepita come un immediato soccorso rativo, la quale apre un'altra pratica a tutela del primo presidente e dei giudici, le cui parole sono state giudicate "inaccettabili" da ampi settori della maggioranza.

La delicatezza dell'azione del Csm in un clima di tensione istituzionale

La mossa del Csm, maturata dopo le bordate politiche contro la Cassazione "colpevole" di aver accolto le richieste del comitato dei promotori, segna un momento di particolare tensione nell'equilibrio tra i poteri. L'apertura della pratica a tutela, cui hanno aderito tutte le componenti dell'organo di autogoverno, si inserisce in un solco già tracciato da precedenti analoghi interventi, configurandosi come una risposta istituzionale a quelle che vengono considerate ingerenze e attacchi indebiti all'autorità giudiziaria, in un periodo storico dove ogni atto viene letto attraverso il filtro di uno scontro politico sempre più acceso.

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