I 5S difendono Scarpinato e attaccano la stampa, ma il caso delle intercettazioni sul filone mafia-appalti divide anche le toghe
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La vicenda che avvolge il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, già noto per il suo passato in magistratura prima dell’approdo in politica, ha assunto i contorni di una tempesta giudiziaria e mediatica dalla quale, almeno per ora, il diretto interessato sembra voler restare fuori. Dopo la pubblicazione, da parte de Il Giornale, di alcune intercettazioni telefoniche che lo ritraggono in concerto con l’ex pm Gioacchino Natoli – un tempo membro del pool antimafia guidato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino –, il senatore pentastellato ha scelto la linea del silenzio. Nessuna risposta alle richieste di chiarimento, nessuna spiegazione sul merito delle conversazioni: quelle in cui, stando a quanto emerso, i due concordavano le domande da porre nel corso di un’eventuale audizione, con Scarpinato che avrebbe dovuto “alzare la palla” a Natoli per introdurre determinate circostanze. Un modus operandi, quest’ultimo, che solleva più di un interrogativo sulla spontaneità dei presunti “pentimenti” o delle rivelazioni giudiziarie.
La reazione dei capigruppo M5S: accuse di “campagna di fango” e silenzio sul merito
I vertici parlamentari del Movimento 5 Stelle non hanno tardato a schierarsi. Attraverso una nota ufficiale, i capigruppo hanno parlato senza mezzi termini di una “campagna di fango” orchestrata contro Scarpinato, rivolgendo critiche aspre alla stampa – definita “vicina alla maggioranza” – senza però entrare nel vivo delle questioni sollevate. E qui sta il nodo: nessuna parola, né dai suoi colleghi né dal diretto interessato, sul contenuto delle intercettazioni che riguardano il caso Natoli e il cosiddetto filone mafia-appalti. Un vuoto argomentativo che, a parere di molti osservatori, rischia di trasformarsi in un boomerang. Non si chiedono le dimissioni del senatore, non si invoca una sua sospensione per consentire alla Commissione Antimafia di fare piena luce; si preferisce invece attaccare il messaggero, nella speranza che la polvere sollevata copra i fatti.
Le critiche dal mondo giudiziario: “Rammarico” da Magistratura Indipendente e dura nota del Csm
Non solo i giornali, però, a stigmatizzare il comportamento del parlamentare. Se dal fronte politico arriva la solidarietà al gruppo editoriale – accusato di diffondere “scemenze” e di fare informazione di parte –, dall’altro lato, quello delle toghe, le reazioni sono state ben meno indulgenti. L’associazione Magistratura Indipendente ha espresso “rammarico per il tenore degli apprezzamenti” che Scarpinato avrebbe rivolto alla memoria di Borsellino, senza però scendere in dettagli espliciti. Più severo il passaggio del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha formulato una dura critica nei confronti dell’ex magistrato ora senatore, rilevando come certe pratiche – come quella di concordare preventivamente il contenuto di un’audizione – siano quantomeno censurabili dal punto di vista deontologico. Un elemento, quest’ultimo, che getta un’ombra lunga non solo sulla figura di Scarpinato, ma anche su quella di Natoli, il quale avrebbe accettato di partecipare a un gioco di ruolo poco trasparente.
La vicenda giudiziaria e il buco nero delle risposte: nessuna scusa né chiarimento sul caso Borsellino
La sostanza, al netto delle polemiche, è che le intercettazioni pubblicate mettono in discussione alcune delle verità processuali e storiografiche legate alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Non è un dettaglio da poco: quando un senatore della Repubblica, peraltro ex magistrato, viene sorpreso a orchestrare le domande e le risposte di un teste – per giunta un ex membro del pool antimafia –, la fiducia nell’intero sistema dell’antimafia parlamentare ne esce scalfita. Scarpinato, invece di replicare punto su punto, ha preferito attaccare i giornali che hanno reso pubbliche le conversazioni, fuggendo dalle domande. Non ha offerto scuse, non ha fornito spiegazioni sul perché avesse dichiarato che Natoli si fosse offerto di essere audito di propria iniziativa, quando invece – come ricostruito – l’audizione sarebbe nata solo dopo una sollecitazione dei membri pentastellati in Commissione. Un’omissione, quella del senatore, che rischia di alimentare più di un sospetto.




