Jerez, il test è un affare Aprilia: Ogura e Fernandez duellano nel segno della Trackhouse

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel lunedì che segue il Gran Premio di Spagna, il circuito di Jerez de la Frontera si trasforma in un laboratorio a cielo aperto. La giornata unica di test ufficiali della MotoGP, va detto, consegna un verdetto inequivocabile: la RS-GP, la moto di Noale, ha trovato un equilibrio che al momento sembra sfuggire alle dirette concorrenti. A imporsi, con un guizzo finale degno di nota, è Ai Ogura – il giapponese del team Trackhouse Racing – che ferma il cronometro sul fatidico 1:35.944. Un tempo, quest’ultimo, costruito nei minuti conclusivi e capace di scavare un margine risicatissimo, appena cinque millesimi, sul compagno di box Raul Fernandez. Lo spagnolo, va ricordato, aveva tenuto a lungo la vetta della classifica, salvo poi cedere il primato in quella che somiglia a una dichiarazione d’intenti da parte della struttura satellite della casa veneta.

Il ruolino di marcia di Aprilia, tra ufficiali e satellite

La classifica finale dei test, occorre sottolinearlo, racconta di un dominio tricolore che non ammette repliche. Dietro la coppia della Trackhouse – un vero e proprio muro contro cui si sono infrante le speranze altrui – ecco spuntare la Aprilia ufficiale di Marco Bezzecchi, terzo con il tempo di 1:36.272. Un distacco di poco superiore ai tre decimi, in un contesto dove la continuità di prestazione sembra essere la vera arma in più. A completare una top five che sorride alle due ruote venete ci pensa poi Marc Marquez, il quale, in sella alla Ducati, sigla un 1:36.277; alle sue spalle, Pedro Acosta porta la KTM al quinto posto in 1:36.299. Più indietro, eppure non lontanissimo, Fabio Di Giannantonio – in forze al team VR46 – chiude con l’ottavo tempo in 1:36.477. Una giornata, insomma, dove la Casa di Noale ha potuto mettere in campo diverse novità tecniche, ricevendo parole di elogio proprio da chi quelle novità le ha provate sulla propria pelle.

Martin, l’euforia misurata di un adattamento in corso

Nel paddock che si riorganizza dopo il caos della gara, vale la pena di ascoltare le impressioni dei protagonisti. Jorge Martin, il quale sta ancora metabolizzando il passaggio alla RS-GP, si dice più che soddisfatto: il suo test, lo ha definito lui stesso, è stato “superpositivo”. Un aggettivo, questo, che pesa come una promessa implicita, soprattutto se letto in controluce con le difficoltà altrui. L’ex campione del mondo, va precisato, sta ancora completando il proprio percorso di adattamento alla moto; eppure, le sensazioni raccolte sull’asfalto di Jerez – dove la pista, si sa, premia la sicurezza in staccata – lasciano intuire una crescita esponenziale. Le sue parole sulle novità tecniche portate dalla casa veneta suonano come un attestato di stima non scontato, considerato il livello di dettaglio che solo un pilota può cogliere.

Marc Márquez, una caduta precoce e un’ammissione che pesa

Ma se il test ha regalato sorrisi ad Aprilia e ai suoi interpreti, il weekend di gara – e in particolare le frazioni iniziali del GP – ha lasciato strascichi amari. Marc Márquez, ottavo in classifica nei test con un buon 1:36.277, deve fare i conti con quanto accaduto domenica: una caduta al secondo giro, quando il gruppo era ancora compatto e ogni margine di recupero risultava pura illusione. Più che l’incidente in sé, però, sono le parole pronunciate dal pilota dopo la bandiera a scacchi a fare rumore. “Con il livello che abbiamo ora”, ha detto con una franchezza che non ammette giri di parole, “non possiamo lottare per il titolo”. Una dichiarazione, quest’ultima, che suona come una doccia fredda per l’ambiente Ducati, specialmente se letta accanto ai crono dei test e alla superiorità mostrata dalle Aprilia. Nel corso dell’inchiesta che inevitabilmente seguirà, gli sviluppi giudiziari – se mai ce ne saranno – resteranno confinati ai soli aspetti tecnici e regolamentari, senza che alcuna speculazione possa sostituirsi ai dati oggettivi dello stradario.

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