Attacchi russi a Kramatorsk, un morto e quindici feriti. L’intelligence Usa valuta il rischio di un’incursione Nato
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Redazione Esteri
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Si è chiuso con un bilancio pesante l’ultimo attacco russo contro la comunità di Kramatorsk, nell’est dell’Ucraina, dove l’esercito di Mosca ha concentrato i propri raid serali colpendo otto volte la città e la vicina località di Bilenke. A comunicare il numero delle vittime, in serata, è stato il capo dell’amministrazione militare regionale ucraina Vadym Filachkine, che via Telegram ha parlato di almeno un morto e una quindicina di feriti, senza per ora fornire ulteriori dettagli sulle condizioni dei ricoverati o sulla natura precisa dei bombardamenti che hanno colpito il Donetsk.
Si tratta dell’ennesimo episodio di una catena di attacchi che ormai da settimane non dà tregua alle comunità dell’Ucraina orientale, con Kramatorsk che rappresenta uno dei principali obiettivi strategici per le forze russe, anche se nelle ultime ore l’attenzione si è spostata anche sulle dinamiche più ampie del conflitto e su quel che potrebbe accadere nei prossimi mesi.
La tesi di Calenda e il test alla Nato
A gettare un’ulteriore ombra sullo scenario bellico ci ha pensato il leader di Azione Carlo Calenda, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa ha avanzato una previsione destinata a far discutere: secondo l’ex ministro, Vladimir Putin sarebbe pronto a sferrare un attacco diretto contro un Paese della Nato già nel corso dell’autunno, una mossa che il presidente russo considererebbe ormai come l’unica via di sopravvivenza per uscire dal vicolo cieco in cui la guerra in Ucraina lo avrebbe relegato.
Calenda ha ricordato, a sostegno della sua tesi, il recente episodio del drone che avrebbe violato lo spazio aereo dell’aeroporto di Lipsia, un evento che a suo avviso avrebbe già fatto scattare un campanello d’allarme sulla capacità di reazione dell’Alleanza atlantica e sulla sua effettiva prontezza a fronteggiare una provocazione di più ampio respiro.
La dichiarazione del leader di Azione, per quanto provocatoria, si inserisce in un dibattito che nelle scorse settimane ha ripreso vigore anche tra gli analisti militari e nei circoli diplomatici, dove si moltiplicano le valutazioni su una possibile escalation che coinvolgerebbe direttamente i confini orientali dell’Europa.
L’intelligence americana cambia tono sul rischio russo
A dare consistenza a questi timori, o almeno a una certa inquietudine, è un reportage del Wall Street Journal che cita fonti dell’intelligence statunitense, le quali avrebbero radicalmente rivisto le proprie valutazioni rispetto a pochi mesi fa.
Se fino a non molto tempo fa gli analisti di Washington tendevano a escludere uno scenario di attacco russo contro i Paesi Nato, giudicandolo altamente improbabile, oggi il quadro appare molto più sfumato e incerto: gli stessi 007 americani non escludono che Putin possa voler mettere alla prova la coesione e la risolutezza dell’Alleanza attraverso un’azione di portata limitata, magari sfruttando la complessa fase politica che attraversa l’Europa e la presidenza di Donald Trump, che ormai da oltre un anno siede alla Casa Bianca e che in passato non ha mancato di esprimere perplessità sui costi
Della difesa collettiva. Una delle ipotesi al vaglio, secondo quanto riportato dal giornale finanziario, è che l’eventuale mossa del Cremlino potrebbe concretizzarsi in attacchi informatici di vasta portata oppure in brevi incursioni terrestri contro un paese membro, con l’obiettivo di saggiare la reazione della Nato e di verificarne la coesione senza per questo scatenare una risposta militare su larga scala.
Il fronte ucraino e le prossime mosse del Cremlino
Mentre le diplomazie lavorano su più tavoli e gli apparati di intelligence cercano di intercettare i segnali provenienti da Mosca, sul terreno la guerra continua a mietere vittime tra le fila della popolazione civile, come dimostra l’ennesimo attacco a Kramatorsk che ha scosso la regione del Donetsk.
L’amministrazione militare ucraina ha fatto sapere che i raid serali hanno preso di mira sia il centro abitato sia la periferia, con un numero di colpi che ha reso difficili le operazioni di soccorso e il conteggio immediato dei danni; Filachkine, nel suo messaggio, non ha rilasciato dichiarazioni su eventuali obiettivi militari colpiti né ha voluto anticipare i dettagli delle indagini in corso, limitandosi a confermare la dinamica degli attacchi e il numero complessivo delle vittime.
A ciò si aggiunge la preoccupazione per le prossime settimane, con il clima che comincia a peggiorare e le linee del fronte che restano sostanzialmente bloccate da mesi, mentre Mosca continua a martellare le infrastrutture critiche ucraine per logorare la resistenza di Kiev e mettere in difficoltà il sistema energetico del paese, già pesantemente provato.
In questo quadro, le parole di Calenda e le analisi dell’intelligence americana finiscono per alimentare il dibattito su una possibile torsione del conflitto, che da regionale rischierebbe di diventare uno scontro diretto tra la Russia e l’Alleanza Atlantica, anche se per ora le cancellerie europee preferiscono mantenere un profilo basso e ribadire la linea della prudenza, senza farsi trascinare in previsioni catastrofiste né tantomeno in allarmismi che potrebbero rivelarsi controproducenti sul piano diplomatico.
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