Meloni al Vinitaly tra complimenti e malumori: i produttori del vino non ne possono più di dazi e bollette

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto il Vinitaly di Verona per una doppia operazione di immagine e territorio: da un lato, l’esaltazione delle eccellenze enogastronomiche del Piemonte, con tanto di pranzo a base di ravioli di fonduta di toma e stracotto di fassona; dall’altro, l’incontro con una realtà imprenditoriale marchigiana, quella della Cantina Velenosi, dove ha brindato con il Gran Cuvée dopo aver assaggiato olive all’ascolana e un risotto al Roggio del filare. La premier, accompagnata dal vicepremier Matteo Salvini e dal governatore delle Marche Francesco Acquaroli, ha ascoltato la storia della famiglia Velenosi, un racconto costruito su passione e proiezione internazionale. Nessuna dichiarazione ufficiale è filtrata dallo stand, ma l’immagine diffusa da Palazzo Chigi – quella di un governo vicino alle produzioni di qualità – ha subito trovato spazio nei canali istituzionali.

«Questa sinistra mi fa sorridere»: la bordata a margine dei calici

È stato proprio durante la kermesse veronese, tra un assaggio e l’altro, che Meloni ha rilasciato una breve dichiarazione destinata a fare rumore. Dopo lo stop al rinnovo automatico dell’accordo con Israele – una vicenda che continua a tenere banco negli ambienti diplomatici – la presidente ha spiegato, senza troppi giri di parole, il motivo per cui “questa sinistra” la fa sorridere. Una frase incidentale, quasi buttata lì a margine di un evento dedicato al vino, che però riaccende i riflettori su un clima politico sempre più teso. La premier non è entrata nel merito delle critiche ricevute nelle ultime settimane, né ha fornito dettagli ulteriori; si è limitata a quell’accenno, lasciando intendere una certa distanza emotiva nei confronti delle opposizioni. Un sorriso, insomma, che pesa più di una replica articolata.

Dazi e caro energia, i produttori si sentono traditi

Se però si allontana il microfono dai ministri e dalle scorte, ecco emergere un sentimento ben diverso. Molti imprenditori vitivinicoli presenti al Vinitaly hanno accolto la delegazione di governo con freddezza, quando non con aperta delusione. La crisi energetica, i dazi all’export e l’aumento dei costi di produzione stanno mettendo in ginocchio un settore che già fatica a competere sui mercati esteri. Bastano pochi metri per sentire parole come “disinteresse” o “promesse non mantenute”, pronunciate da chi ogni giorno si confronta con bollette salate e burocrazia asfissiante. Le telecamere di Palazzo Chigi hanno inquadrato cori e applausi, certo, ma fuori campo la realtà è più complessa. Alcuni produttori, interpellati in modo informale, hanno parlato di una frattura ormai insanabile tra le loro necessità concrete e le scelte dell’esecutivo, reo di aver ignorato richieste di sostegno e misure strutturali.

L’ombra di un’indagine sul vino: quando la cronaca nera sfiora l’enologia

Non è solo questione di politica economica. Negli stessi giorni del Vinitaly, un’inchiesta giudiziaria ha iniziato a scandagliare presunte irregolarità legate alla commercializzazione di alcune partite di vino pregiato. Senza addentrarsi in dettagli espliciti – che peraltro non sono ancora stati interamente chiariti dagli inquirenti – gli investigatori stanno verificando l’esistenza di un sistema di false certificazioni Doc e Docg, con ricadute potenzialmente gravi sull’immagine dell’intera filiera. La procura ha già acquisito documenti e disposto alcune perquisizioni; al momento non risultano indagati nomi noti né tantomeno figure politiche, ma l’ombra dello scandalo aleggia tra i padiglioni. Per i produttori onesti, quelli che ogni anno investono in qualità e tracciabilità, questa vicenda rappresenta un ulteriore colpo basso. E nessuno, al momento, ha ancora spiegato come il governo intenda proteggere il comparto da queste derive criminali, che rischiano di minare la fiducia dei consumatori internazionali proprio mentre il settore cerca di resistere alla tempesta perfetta di dazi e rincari.

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