Vinitaly, l’arte del vino diventa spettacolo con “Dentro c’è l’Italia”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Più di cento giovani artisti, danzatori e musicisti hanno trasformato piazza Bra a Verona in un palcoscenico fluido, quasi liquido come il nettare che si celebrava: “Dentro c’è l’Italia” – questo il titolo della performance – ha aperto la 58ª edizione del Vinitaly con un linguaggio che mescola teatro, canto e movimento. L’evento, promosso dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, ha voluto restituire un’idea poco convenzionale del vino, lontana dagli stand e dalle degustazioni tecniche per abbracciare una dimensione corale e spettacolare. La scelta di non limitarsi alla semplice esposizione enologica ha restituito una narrazione dove la tradizione vitivinicola diventa emozione collettiva, e dove l’artigianalità del vignaiolo si fonde con la creatività del palco. Nessuna retorica, ma una fusione di linguaggi che ha coinvolto direttamente il pubblico, senza bisogno di mediazioni didascaliche.

L’Abruzzo e le sue etichette: numeri e strategie al padiglione 12

Domenica mattina l’inaugurazione ufficiale della fiera ha visto la Regione Abruzzo presentarsi con un contingente notevole: 97 cantine e oltre 300 etichette occupano il Padiglione 12, un segnale della crescente rilevanza del territorio nel panorama enologico nazionale. La promozione, affidata al Consorzio tutela vini d’Abruzzo, punta a un equilibrio sottile – lo dicono gli stessi addetti ai lavori – tra passato, tradizione e innovazione. Il vicepresidente della Regione con delega all’agricoltura, Emanuele Imprudente, ha sottolineato come la presenza a Vinitaly sia ormai strutturata e rinnovata anno dopo anno, quasi a voler tracciare un percorso di continuità che non teme il cambiamento. E tra un calice e l’altro, il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida ha voluto esprimere il suo apprezzamento per l’allestimento e la qualità delle proposte.

Ismea e il rischio in filiera: polizze parametriche e pool continentali

Non solo spettacolo e promozione, però, perché il Vinitaly 2026 ha ospitato anche un confronto tecnico di rilievo, organizzato da Ismea al Palaexpo Masaf. Il tema era delicato: “Gestione del rischio e credito: quali prospettive per la filiera vitivinicola verso la nuova PAC”. Si è discusso, tra gli altri aspetti, del potenziamento della capacità finanziaria attraverso il ricorso al mercato dei capitali, uno snodo cruciale per un settore spesso esposto a crisi climatiche e fluttuazioni di mercato. L’idea di sviluppare strumenti innovativi come le polizze parametriche – che indennizzano automaticamente al verificarsi di determinate condizioni – ha incontrato l’interesse degli operatori. Ancora, è emersa la proposta di creare pool assicurativi e riassicurativi a livello continentale, una soluzione che richiederebbe uno sforzo coordinato tra Stati membri ma che potrebbe stabilizzare un comparto vitale per l’economia italiana.

Il Lazio taglia il nastro: Rocca, Tajani e Giuli tra i presenti

Sempre nella giornata di apertura è stato inaugurato il Padiglione Lazio, il cui taglio del nastro ha segnato l’avvio ufficiale della partecipazione della Regione alla 58ª edizione. A compiere il gesto simbolico sono stati il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, l’assessore all’Agricoltura e alla Sovranità Alimentare Giancarlo Righini, il presidente di Arsial Massimiliano Raffa. Attorno a loro, una presenza istituzionale folta: il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna e il presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma. Nessun discorso enfatico, ma l’immagine di una regione che – attraverso i suoi prodotti e i suoi territori – cerca di ritagliarsi uno spazio visibile in una manifestazione ormai considerata un termometro dell’intero settore enologico nazionale.

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