Vinitaly 2026, il vino che cambia passo tra enoturismo, biologico e il fuorisalone veronese
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Redazione Interno
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C’è un’edizione, quella numero 58, che prova a raccontare un settore ormai lontano dai soli numeri di produzione, quasi come se il calice si fosse improvvisamente allargato per contenere molto più del semplice nettare d’uva. Il Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, si prepara ad accogliere quasi quattromila aziende del Made in Italy enologico, ma la vera novità – a giudicare dal palinsesto di oltre cento eventi ufficiali tra degustazioni e focus – risiede in quella silenziosa ristrutturazione interna che sta spostando il baricentro dell’intera manifestazione. Da un lato, infatti, si consolida la centralità dell’enoturismo (un fenomeno che non è più una semplice moda, bensì una leva strategica per le cantine), dall’altro emergono con chiarezza due tendenze complementari: il crescente interesse per il vino biologico e l’ascesa del mercato cosiddetto “No-lo”, quelle bevande a basso o nullo contenuto alcolico che stanno riconfigurando le abitudini persino dei consumatori più tradizionalisti.
Tre cantine sarde e il Distretto rurale Sant’Isidoro fuori dalla fiera
Non tutto, però, accade dentro i padiglioni. A margine della kermesse, lunedì 13 aprile alle 21:00, il Distretto Rurale Sant’Isidoro Mario Fadda – un sistema produttivo locale che integra agricoltura, territorio e tradizioni per valorizzare le produzioni e intercettare risorse per l’innovazione – organizza una serata di presentazione e degustazione al Trigu Bistrò di Verona. Saranno tre le cantine sarde a rappresentare questo modello: Cantina di Quartu, Mulleri e Cantine Fraponti. Un’iniziativa, quest’ultima, dai posti limitati, che prova a portare fuori dal salone quel legame profondo tra vigna e identità rurale, laddove la promozione turistica diventa un atto quasi politico prima ancora che commerciale.
Lollobrigida allo stand Abruzzo: “Cambio passo grazie alla Regione”
Nel cuore del centro storico di Verona, dove “Vinitaly and the City” anticipa l’evento fieristico, il ministro della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha visitato nel pomeriggio lo stand allestito dall’Abruzzo. Le sue parole, pronunciate davanti a una vetrina che per la prima volta si apre fuori dalla fiera, non hanno lasciato spazio a incertezze: “L’Abruzzo ha vino di qualità. Con l’assessore Imprudente abbiamo lavorato insieme per promuovere il comparto vitivinicolo abruzzese. La nuova gestione della Regione Abruzzo ha cambiato passo e oggi raccogliamo i risultati. Questo stand, allestito per la prima volta fuori dalla fiera del Vinitaly, rappresenta un ulteriore passo in avanti”. Nessuna celebrazione fine a se stessa, dunque, ma la constatazione – netta e calibrata – di una filiera che rivendica una propria maturità espositiva.
La Sicilia riconquista l’intero Padiglione 2 tra vino, cultura e B2B
Ancora più ambizioso il progetto portato dalla Regione Siciliana, che dal 12 al 15 aprile riacquisisce l’intero Padiglione 2 all’interno del quartiere fieristico. Non un semplice spazio espositivo, ma un racconto corale capace di integrare produzione vitivinicola, turismo ed esperienza del territorio: un’operazione, questa, che punta a restituire una visione complessiva della regione e delle sue filiere. Incontri B2B internazionali, degustazioni e un allestimento unitario e distintivo fanno da cornice a quella che appare ormai una scelta di campo precisa – l’isola non porta solo vino, ma un intero sistema culturale –, confermando come il Salone dei vini e dei distillati si sia definitivamente trasformato in un laboratorio di politiche territoriali prima ancora che in una vetrina commerciale.




