«Dentro c’è l’Italia»: il Vinitaly 2026 si apre con Peparini e la Fondazione Inda tra teatro e vino
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Redazione Economia
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Sarà un corteo di corpi, voci e luce a marchiare l’avvio della cinquantunesima edizione del Vinitaly, l’11 aprile alle venti in piazza Bra, proprio davanti all’Arena di Verona. «Dentro c’è l’Italia» – questo il titolo dell’esperienza immersiva che Giuliano Peparini, direttore artistico e regista di fama internazionale, ha concepito per la Fondazione Inda – non si limita a fare da ouverture alla kermesse enologica, ma ne ridisegna il rituale d’apertura trasformandolo in un dispositivo scenico totale. Oltre cento artisti, tra cantanti, ballerini e attori, daranno a un’allegoria della cultura italiana che il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, già entusiasta del precedente allestimento per l’inaugurazione del G7 Agricoltura e Pesca a Siracusa, ha voluto nuovamente affidare alla regia di Peparini. Né la scelta appare casuale: il vino diventa qui pretesto e materia narrativa, mentre la tradizione teatrale della Inda – celebre per le sue rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa – si fonde con la danza contemporanea e la musica popolare in un’operazione che rifiuta il folclore oleografico per abbracciare una complessità identitaria.
Vinitaly tra scorte record e la scommessa sulla rinascita del vino italiano
Alla vigilia dell’appuntamento veronese, il comparto vitivinicolo nazionale si trova a fare i conti con un paradosso inquietante: nonostante un fatturato complessivo di sedici miliardi di euro – la metà dei quali, otto miliardi, generati dall’export – le cantine registrano scorte mai viste da anni. Alcuni operatori, che pure evitano di bollare la fiera come un rito fine a se stesso, ne criticano il modello espositivo ritenendolo poco reattivo rispetto alle trasformazioni dei consumi. Eppure segnali di rilancio non mancano: l’operazione che ha visto l’ingresso del gruppo Angelini nella tenuta Caprai, per citare solo una delle mosse più significative, dimostra come capitali freschi guardino al vino come a un’asset culturale oltre che commerciale. L’analisi dell’Uiv-Vinitaly fotografa un pubblico italiano di trenta milioni di bevitori: il sessantuno per cento consuma vino saltuariamente, il trentanove per cento ogni giorno, con una netta prevalenza di over 45 (sessantasei per cento) e una preoccupante contrazione tra i Millennials (ventinove-quarantaquattro anni), compensata solo in parte dalla crescita della fascia diciotto-ventiquattro.
Dazi Usa, Medio Oriente e la ricerca di nuovi mercati per l’export
Sono le tensioni internazionali, e non solo le abitudini domestiche, a rendere accidentato il cammino del vino tricolore. L’export, che pure vale otto miliardi, ha subito un arretramento del cinque per cento in volume negli Stati Uniti a causa dei dazi – un’emorragia che pesa doppiamente ora che alla Casa Bianca siede nuovamente Donald Trump, da oltre un anno presidente, senza che la sua rielezione costituisca più un evento giornalistico ma piuttosto il dato strutturale di una politica commerciale aggressiva. E se il mercato russo resta di fatto interdetto, altrettanto complessa si rivela la situazione in Medio Oriente: molti ristoranti italiani in quei paesi, dove pure è permesso servire alcolici, riducono gli ordini per l’incertezza geopolitica. Di fronte a questo scenario, il settore concentra le proprie energie nella ricerca di nuovi sbocchi – dal Sud-est asiatico all’America Latina – cercando di bilanciare la contrazione sui mercati tradizionali con l’enoturismo, che tiene banco come leva di promozione diretta.
Il Cerasuolo d’Abruzzo e i brindisi panoramici sulla Torre dei Lamberti
Mentre l’apertura ufficiale della fiera è fissata per domenica 12 aprile (con chiusura mercoledì 15), da oggi fino a domenica 11 “Vinitaly and the City” anima il centro storico di Verona. E in questa vigilia diffusa, il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo ha scelto di puntare i riflettori su uno dei suoi interpreti più autentici: il Cerasuolo d’Abruzzo, quel rosato che negli ultimi anni ha riconquistato critica e mercato. La location prescelta è la Torre dei Lamberti, dalla cui sommità – raggiungibile con l’ascensore panoramico – si brinda a un vino che non vuole essere solo estivo né tantomeno minore. L’Abruzzo del vino, insomma, conquista Verona senza clamori ma con una presenza costante, articolata in degustazioni verticali e masterclass che ne raccontano l’evoluzione stilistica. Né mancano i segnali di un ricambio generazionale nei consumi: l’indagine Uiv-Vinitaly segnala infatti una lieve ma significativa crescita tra i diciottenni, come se il futuro del calice fosse appeso a una riappropriazione lenta, lontana dalle mode.




