Costruttori europei preoccupati per il 2025
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Redazione Economia
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A pochi giorni dall'inizio del Consiglio di Competitività dell'Unione Europea, fissato per il 28 novembre, l'Acea ha lanciato un appello agli Stati membri affinché superino le divergenze e concordino su un rinvio dell'introduzione dei nuovi limiti sulle emissioni di anidride carbonica per le flotte di veicoli, previsti dal 1 gennaio 2025. L'Acea, rappresentante dell'industria automobilistica europea, ha ribadito il suo impegno verso i target di neutralità climatica del 2050, sottolineando le sfide poste dalla riduzione dei livelli di CO2 in un contesto economico in deterioramento e una domanda di auto elettriche che non decolla come previsto.
L'Italia, insieme alla Repubblica Ceca, ha inserito la richiesta di revisione delle norme in un non-paper a cui hanno aderito Austria, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Polonia. Questo documento sarà presentato giovedì al Consiglio Ue Competitività a Bruxelles, alla presenza del ministro Adolfo Urso. La situazione dell'automotive in Europa è drammatica, con chiusure di impianti e difficoltà nella fabbricazione di batterie, tanto che il ministro Urso ha descritto la situazione come un "bollettino di guerra". È quindi cruciale rivedere le politiche industriali europee sul settore, e per questo il governo italiano ha lanciato un appello agli altri Paesi europei affinché convergano in questa direzione.
I piani del confronto tra Stati membri, le istanze dell'Acea e la transizione verso l'elettrico sono molteplici e passano anzitutto dai limiti di CO2 da rispettare nel 2025. La Germania, ad esempio, si è espressa a favore del rinvio delle sanzioni previste per chi non rispetterà i nuovi limiti. La questione delle multe e della transizione verso il solo elettrico è al centro del dibattito, con posizioni diverse tra i vari Paesi europei.
In questo contesto, l'Acea ha sottolineato l'importanza di un approccio equilibrato che tenga conto delle difficoltà economiche e delle sfide tecnologiche, senza compromettere gli obiettivi di lungo termine per la neutralità climatica.




