Affitti brevi, annullati i sequestri delle key box a Roma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La recente vicenda delle key box, rimosse nel quartiere di Trastevere dalla polizia locale di Roma, ha suscitato non poche polemiche. Il provvedimento del ministero dell'Interno, che imponeva il check-in in presenza, è stato interpretato in modo restrittivo, portando al sequestro delle cassette portachiavi utilizzate per il self check-in negli affitti brevi. Tuttavia, il sostituto procuratore di Roma, Alessandro Di Cicco, ha fermato il sequestro, ritenendo che la norma fosse stata male interpretata.

Il ministero del Turismo ha rilasciato oltre il 70% dei Codici Identificativi Nazionali (CIN), con più di 385 mila codici già assegnati. Le strutture registrate sono dunque oltre il 70%, ma resta attivo il rilascio automatico del CIN per le strutture che hanno segnalato “struttura non trovata” e per le quali sono già trascorsi 30 giorni dalla richiesta. Questo caso si riferisce all’eventualità in cui il soggetto richiedente non coincida con il soggetto in anagrafe regionale, motivo per cui le Regioni invitano a collegarsi prima sui loro applicativi e censirsi, per poi collegarsi al MiTur per ottenere il CIN.

La nuova circolare del Viminale chiarisce che l’identificazione da remoto automatizzata degli ospiti delle strutture ricettive non soddisfa i requisiti previsti dalla legge. Viene ribadito l’obbligo dei gestori di dare alloggio esclusivamente a persone munite di documento d’identità e di comunicare le generalità degli ospiti alle questure territorialmente competenti entro le 24 ore successive.

Il tema degli affitti brevi è particolarmente caldo, specialmente alla luce dell'avvicinarsi del termine ultimo per dotarsi del Codice Identificativo Nazionale. Da gennaio, infatti, le strutture che ne risulteranno sprovviste saranno passibili di sanzioni che vanno da un minimo di 800 a un massimo di 8.000 euro per chi non ha richiesto il codice obbligatorio.

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