Regolamentazione degli affitti brevi: cosa cambia e le sanzioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dal 2 gennaio 2025, in Italia, è entrato in vigore l'obbligo per tutte le strutture ricettive e gli immobili locati con finalità turistiche di possedere e esporre il Codice Identificativo Nazionale (CIN). Questa normativa, introdotta per contrastare il fenomeno degli affitti in nero, prevede sanzioni amministrative che variano dagli 800 agli 8.000 euro per l'assenza del CIN e dai 500 ai 5.000 euro per la mancata esposizione del codice all'esterno dello stabile o negli annunci pubblicati.

Il settore degli affitti brevi, che in Italia vale 7,9 miliardi di euro e genera 54.000 posti di lavoro, è stato oggetto di una stretta normativa voluta dalla ministra Daniela Santanché. L'obbligo del CIN, inizialmente previsto per settembre 2024 e poi posticipato a novembre, è finalmente entrato in vigore con l'inizio del nuovo anno. Secondo i dati del Ministero del Turismo, il 78,97% delle strutture e degli appartamenti registrati (451.262 su 571.411) risulta già in possesso del codice.

Le regioni con il maggior numero di CIN rilasciati sono la Toscana (54.148), il Veneto (48.751), la Lombardia (48.469), il Lazio (40.254), la Puglia (36.722) e la Sicilia (35.418). Questo obbligo normativo mira a rendere più trasparente e regolamentato il mercato degli affitti brevi, riducendo il sommerso e garantendo maggiori tutele per i consumatori.

Inoltre, la mancata osservanza di questa normativa comporta sanzioni significative, che possono arrivare fino a 10.000 euro.

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