Zuppi nel campo di prigionia di Leopoli: il messaggio di Papa Leone ai detenuti russi

Zuppi nel campo di prigionia di Leopoli: il messaggio di Papa Leone ai detenuti russi
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sotto una pioggia battente, che sembrava voler lavare via il peso di oltre quattro anni di conflitto, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha varcato i tre portoni blindati del campo di detenzione "Zakhid-1" nella regione di Leopoli, al confine con la Polonia.

Una visita iniziata sotto il segno del filo spinato e delle torrette di avvistamento, quella del porporato e inviato di Papa Leone XIV, che ha scelto come prima tappa della sua seconda missione in Ucraina proprio uno dei cinque centri dove sono reclusi i soldati catturati mentre combattevano nelle file dell'esercito russo.

Accompagnato dal nunzio apostolico, l'arcivescovo Visvaldas Kulbokas, e dall'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, Zuppi ha potuto constatare le condizioni di vita all'interno di questa struttura, un tempo carcere sovietico, ora adibita a centro di detenzione per prigionieri di guerra.

L'ambasciatore Yurash ha sottolineato come l'impianto rispetti gli standard internazionali e sia aperto a chiunque desideri verificare il trattamento riservato ai detenuti, dimostrando – a suo dire – la volontà dell'Ucraina di agire come "nazione civile" anche in un momento estremamente difficile come quello dell'aggressione russa.

Un messaggio di speranza tra le sbarre

All'interno del campo, dove la vita scorre tra docce ristrutturate, una sala comune con gli effetti personali dei reclusi e una piccola infermeria per curare le ferite riportate in trincea, il cardinale si è presentato semplicemente come "il cardinale Matteo".

Ha incontrato decine di detenuti, stringendo loro la mano e ascoltando brevemente le loro storie; un mosaico umano che racconta la complessità del conflitto, poiché tra i prigionieri non ci sono solo russi, ma anche giovani provenienti da Bielorussia, Nigeria, Filippine, Perù e Congo, per un totale di cinquantatré nazionalità diverse.

A ciascuno di loro, Zuppi ha consegnato tre doni simbolici, carichi di significato: un portachiavi con lo stemma pontificio, nella speranza che presto possa essere infilato nella serratura della propria abitazione per riabbracciare i propri cari; un santino della Salus Populi Romani, immagine della speranza per tutti; e una foto di Papa Leone XIV. Il messaggio affidatogli dal Pontefice era chiaro e diretto: "Il Papa vi è vicino, prega per voi e prega perché la guerra finisca".

Il presidente della CEI ha ribadito che la sua presenza era quella di una "voce di speranza" in mezzo a loro, per guardare al futuro con la certezza che il conflitto possa presto terminare.

Nella chiesetta interna al campo, dopo aver recitato una preghiera collettiva, Zuppi ha rivolto un appello ai detenuti, toccandosi il cuore: "Dobbiamo mandare via tutte le cose cattive". Ha riconosciuto che ognuno di loro ha visto "cose brutte, che non si devono fare", ma ha esortato a non far crescere il male dentro di sé, affidandosi alla speranza che Dio può sempre offrire.

Il terzo giorno a Kiev tra preghiera e istituzioni

La missione del cardinale Zuppi, della durata di quattro giorni, è proseguita poi con il trasferimento nella capitale ucraina, dove oggi, 15 luglio, si è svolta la cerimonia per il Battesimo della Rus' di Kiev, ricorrenza che celebra la cristianizzazione del Paese nel 988 per opera del principe Volodymyr il Grande.

Una festa civile e religiosa che, dal 2021, è stata ufficialmente designata dal presidente Volodymyr Zelensky come Giornata della Statualità Ucraina, e che ha visto la partecipazione di numerose autorità, tra cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk.

In piazza San Michele, antistante il monastero dorato divenuto memoriale di guerra, il cardinale ha deposto un mazzo di rose rosse in omaggio ai caduti, davanti al Memory Wall. Leggendo da un foglio in lingua ucraina, Zuppi ha elevato una preghiera a Dio Onnipotente per la "cara Ucraina", chiedendo una "pace giusta" e implorando che i prigionieri tornino a casa, i bambini riabbraccino le loro famiglie, i dispersi siano ritrovati e che tutti possano piangere i propri cari.

"Possa san Volodymyr – ha aggiunto – illuminare le menti e il cuore dei due capi di Stato per aprire strade di giustizia e pace".

Il pomeriggio di Zuppi è dedicato a una serie di colloqui istituzionali e, soprattutto, a incontri con le associazioni e le Ong locali attive nei quattro ambiti dell'azione umanitaria vaticana: lo scambio dei prigionieri di guerra, la restituzione dei bambini ucraini che si ritiene siano stati portati forzatamente in Russia, il rimpatrio delle salme e la ricerca dei dispersi.

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