Carburanti, in Sicilia il diesel cala ma il conto per gli automobilisti resta salato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il lieve respiro sulle pompe di benzina, un sollievo che arriva dopo quaranta giorni consecutivi di soli rincari, non sembra però alleggerire la morsa che stringe i portafogli degli italiani. Secondo le ultime rilevazioni del Codacons – pubblicate sulla base dei dati ufficiali del Mimit – se è vero che oggi il gasolio self service segna una media nazionale di 2,166 euro al litro (con una flessione di 1,4 centesimi rispetto a ieri) e la benzina scende a 1,790 euro al litro, è altrettanto vero che il paragone con i prezzi antecedenti il conflitto in Iran racconta una realtà ben diversa. A fronte di questi ribassi, che l’associazione definisce “minimi” tanto da tradursi in un risparmio medio di appena 20 centesimi su un pieno, il caro vecchio conto della spesa settimanale continua a lievitare in modo esponenziale.

L’impatto silenzioso della stangata da 148 milioni

A rendere tangibile la portata del fenomeno non è tanto la variazione quotidiana del cartello, spesso impercettibile per chi guida, quanto l’emorragia finanziaria collettiva che ne deriva. Considerando i consumi medi giornalieri di carburante sull’intera rete stradale e autostradale, gli automobilisti italiani si trovano oggi a sborsare oltre 148 milioni di euro in più ogni sette giorni rispetto a soli due mesi fa. Un’analisi più approfondita di questi numeri – che il Codacons ha diffuso in un dettagliato rapporto – rivela come il peso maggiore gravi sul gasolio: la stangata per questo carburante ammonta a 128,7 milioni di euro aggiuntivi a settimana, mentre per la benzina la cifra si attesta sui 19,5 milioni. Tradotto in termini pratici, per chi possiede un’auto diesel, effettuare un pieno oggi costa circa 23 euro in più rispetto a febbraio, un aggravio che per molti nuclei familiari inizia a farsi sentire eccome.

Il paradosso siciliano tra cali e rincari regionali

Se la media nazionale accenna a una timida inversione di tendenza, lo stivale – come spesso accade – presenta disparità territoriali che è doveroso registrare. L’osservatorio del Mimit segnala infatti come i ribassi non siano affatto uniformi: in controtendenza rispetto al resto d’Italia, la Sicilia registra oggi un paradossale aumento del prezzo del gasolio, che segna un +0,2 centesimi al litro. Un dato, quest’ultimo, che stride con il calo generalizzato e che conferma l’Isola come una delle piazze più calde per quanto riguarda il caro-energia; solo poche settimane fa, del resto, la regione guidava la classifica dei listini più alti del Paese, con punte che avevano sfondato abbondantemente il muro dei 2 euro al litro. Mentre in Liguria o in Valle d’Aosta si registrano i ribassi più consistenti (rispettivamente -1,7 e -1,6 centesimi), il Mezzogiorno e alcune aree del Centro faticano a seguire la stessa velocità di discesa, alimentando quelle disparità che il Ministro delle Imprese e del Made in Italy aveva cercato di arginare con l’ormai celebre “moral suasion”.

L’effetto domino sui mercati e il grido d’allarme degli ambulanti

Oltre il parabrezza delle auto private, la pressione dei listini si riverbera in modo drammatico su quelle categorie per cui il furgone è un prolungamento del bancone di vendita. Gli ambulanti, già provati da una congiuntura economica sfavorevole, si trovano oggi a fare i conti con una voce di costo – quella del carburante – divenuta improvvisamente insostenibile. Daniele Nardoni, responsabile provinciale di Anva Confesercenti Firenze, ha lanciato un allarme che risuona come un campanello d’allarme per l’intero comparto: chi opera all’interno della provincia o, peggio, è costretto a spostarsi fuori provincia per raggiungere i mercati (come quelli delle Cascine, Empoli o Pontassieve) vede i consumi del proprio mezzo lievitare a dismisura. Il passaggio del gasolio da circa 1,70 euro al litro di febbraio ai 2,18 odierni si traduce, secondo le stime dell’associazione, in un rincaro del 25% delle spese di trasferta, un costo che rischia di rendere molti stalli dei mercati deserti per mancanza di operatori in grado di coprire i costi.

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