Milano-Cortina 2026, l’addio all’Arena tra danza, musica e il passaggio di consegne alla Francia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il sipario è calato, e l’eco delle ultime note, un amalgama di lirica, dance e pop, si è spento tra le antiche pietre dell’Arena di Verona. La cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, andata in scena nella serata di domenica 22 febbraio, ha offerto un finale che, nel rispetto del Titolo scelto, “Beauty in Action”, ha cercato di intrecciare la solennità del rito sportivo con la vivacità del palcoscenico italiano -5. Alla presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e di altre cariche istituzionali, la macchina organizzativa ha messo in moto un ingranaggio complesso, dove ogni minuto è stato scandito per celebrare i successi appena conclusi e, al contempo, proiettare lo sguardo oltre confine -6.
Il momento forse più atteso, e certamente quello dal peso simbolico maggiore, è stato il passaggio della bandiera olimpica. Dalle mani del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e di quello di Cortina, Gianluca Lorenzi, il vessillo è idealmente volato verso i rappresentanti delle Regioni francesi Alvernia-Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Renaud Muselier e Fabrice Pannekoucke, che raccoglieranno l’eredità con le Olimpiadi del 2030 -7. E mentre il tricolore lasciava spazio al bleu della Marsigliese, eseguita con intensità, l’anfiteatro veronese si è fatto cassa di risonanza di un legame che travalica le Alpi, unendo due versanti della stessa straordinaria catena montuosa -10. Un collegamento, questo, che alcuni osservatori hanno letto come un invito a considerare l’arco alpino non come una barriera, ma come una regione unica, un crocevia di culture e destini condivisi -4.
Da Bolle a Gabry Ponte, il palco si accende tra stelle della danza e della musica
A infiammare la serata, però, ci hanno pensato i protagonisti dello spettacolo. L’étoile Roberto Bolle, con la sua ipnotica sequenza danzante, ha ridato e anima al tema della grazia in movimento, regalando al pubblico internazionale uno dei momenti di più alta espressione artistica -1. Ma l’Arena è anche e soprattutto musica, e qui il testimone è passato dalle punte del ballerino alle consolle di Gabry Ponte. Il dj, con il suo inconfondibile marchio di fabbrica ereditato dagli Eiffel 65, ha letteralmente scaldato la platea, facendo ballare i presenti in un segmento dedicato ai volontari, quei diciotto mila angeli custodi senza i quali nessuna Olimpiade sarebbe davvero magica -9. Insieme a lui, Achille Lauro, figlio di Verona, ha portato la sua cifra stilistica eclettica, mentre Margherita Vicario e Davide Shorty hanno omaggiato la canzone popolare italiana, ripercorrendo decenni di successi in un medley che ha unito generazioni -9.
La firma di Borgosesia dietro le quinte dello show finale
Se sotto i riflettori brillavano nomi noti al grande pubblico, l’artigianato dello spettacolo ha avuto il suo cuore pulsante in Valsesia. Il borgosesiano Matteo Oioli, artista e set designer di lungo corso, ha infatti firmato con la sua società Ma+Rio gli elementi scenografici e gli oggetti di scena che hanno popolato il palco dell’Arena -3. Non una semplice comparsata, ma un lavoro certosino e meticoloso, iniziato mesi prima, per dare forma e sostanza all’immaginario visivo di “Beauty in Action”. Insieme al socio Dario Bruno, Oioli ha curato ogni dettaglio, dai macchinari ai props, confermando un legame con i Cinque Cerchi che non nasce oggi: in passato, il professionista vercellese aveva già collaborato con le Olimpiadi di Torino 2006 e con le Paralimpiadi di Sochi 2014 -3. Un’eccellenza del territorio, la sua, che ha lavorato nell’ombra per costruire la luce della celebrazione.
Un medagliere da record e l’omaggio agli eroi azzurri
Prima dei festeggiamenti, però, lo sport ha reclamato i suoi diritti. L’ingresso nell’Arena dei medagliati azzurri, accolti dall’inno di Mameli eseguito dal coro della Fondazione Arena, ha restituito la giusta dimensione atletica alla serata -9. Con un bottino di trenta podi, dieci dei quali d’oro, l’Italia ha chiuso al quarto posto nel medagliere, un risultato che migliora il già eccellente Lillehammer ’94 -7. Sul palco, per ricevere il giusto tributo, sono sfilati i portabandiera Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto, accompagnati dalle altre trenta medaglie conquistate -8. La fiamma olimpica, custodita in una preziosa goccia di vetro di Murano, è stata portata a braccia dai campioni della staffetta d’oro di fondo di Lillehammer 1994, Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner, un passaggio di testimone tra generazioni di gloria sportiva -5. E quando il braciere si è spento, prima a Milano poi a Cortina, un breve blackout ha avvolto l’Arena, lasciando spazio, infine, alla festa e alle note dei Major Lazer, per un arrivederci alla prossima, immancabile, emozione olimpica -5.




