La base di Ali Al Salem presa di mira da un drone: distrutto un velivolo italiano, nessun ferito tra i militari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ennesimo attacco con un velivolo senza pilota ha centrato la base militare di Ali Al Salem, in Kuwait, struttura che ospita contingenti sia italiani sia statunitensi, e l’incursione, secondo quanto ricostruito, ha distrutto un importante mezzo appartenente alla nostra Task Force Air. Il velivolo a pilotaggio remoto, un Predator del valore di oltre trenta milioni di dollari, era riparato all’interno di un capannone quando il drone kamikaze, molto probabilmente di fabbricazione iraniana, lo ha centrato in pieno riducendolo in macerie. Fonti militari hanno confermato che al momento dell'impatto tutto il personale presente nella struttura era già stato messo in sicurezza, probabilmente a seguito del suono delle sirene o di intelligence preventiva, e quindi nessun militare italiano è rimasto ferito nell'accaduto.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, ha diffuso una dichiarazione ufficiale in cui precisa che l’assetto colpito, nonostante la riduzione del contingente operata nei giorni scorsi come misura precauzionale per l’evolversi della situazione regionale, era rimasto dispiegato per garantire la continuità delle operazioni. Le schegge dell'esplosione, tuttavia, non hanno danneggiato solo il drone italiano: due caccia Eurofighter parcheggiati nelle vicinanze hanno riportato danni dalla pioggia di frammenti, complicando ulteriormente la capacità operativa del contingente, che ora si trova con un parco mezzi ridotto e costretto a lunghi e complessi lavori di manutenzione. La base, nel frattempo, resta in stato di massima allerta, e gli avieri italiani sono costretti a trascorrere lunghi periodi all'interno dei bunker per scampare a eventuali nuove incursioni, in un clima di tensione che ormai caratterizza la quotidianità del personale militare lì stanziato.

La rappresaglia iraniana e il racconto di chi vive sotto le bombe

L’attacco ad Ali Al Salem, infatti, non rappresenta un episodio isolato ma si inserisce in una più ampia strategia di rappresaglia da parte di Teheran, che sta prendendo di mira le nazioni del Golfo dove sono presenti basi militari americane e alleate. Dall’inizio dell’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro obiettivi in territorio iraniano, iniziata circa due settimane fa, la risposta della Repubblica Islamica è stata massiccia e indirizzata soprattutto verso i vicini paesi del Golfo, colpiti con un numero di droni e missili di gran lunga superiore a quelli lanciati contro Israele. Secondo dati diffusi da istituti di ricerca israeliani, solo nei primi giorni del conflitto il Kuwait sarebbe stato bersaglio di centinaia tra droni e missili, un dato che restituisce la dimensione della pressione a cui è sottoposto il piccolo emirato.

In questo scenario di conflitto esteso, la testimonianza di chi vive e lavora in Kuwait offre uno spaccato di una realtà paradossale, fatta di attacchi continui e di una normalità che, sorprendentemente, cerca di sopravvivere. Lorenzo D’Angelo, un italiano che risiede e lavora nel Paese, racconta di una quotidianità segnata dal rombo dei velivoli e dalle sirene che annunciano le incursioni, descrivendo una situazione in cui si possono contare fino a trecento attacchi in una sola notte da parte dei droni iraniani. Eppure, nonostante il Paese sia stato trascinato nel conflitto e l’emergenza sia costante, la vita civile, seppur a singhiozzo e con mille difficoltà, cerca di proseguire il suo corso, con i voli civili nel caos e i lavoratori che hanno dovuto consumare mesi per trovare piani alternativi.

I danni collaterali e la situazione dei militari italiani nel bunker

Oltre alla perdita del Predator, il cui valore economico si aggirava appunto attorno ai trenta milioni di dollari, l’incursione ha messo in luce la vulnerabilità delle postazioni militari italiane, che ora si trovano con soli cinque esemplari di quel tipo di velivolo ancora operativi. I danni riportati dagli Eurofighter, inoltre, impediscono di fatto la loro operatività, rendendo necessari interventi tecnici che richiederanno tempo e risorse. I militari, nel frattempo, sono costretti a misurarsi con una minaccia costante e subdola come quella dei droni, difficili da intercettare e in grado di penetrare le difese aeree, come dimostrato dai continui allarmi che risuonano nella base.

Le autorità kuwaitiane, dal canto loro, hanno intensificato le operazioni di bonifica e messa in sicurezza del territorio, con reparti artificieri costantemente al lavoro per mettere in sicurezza i residuati bellici e i frammenti di droni abbattuti, che cadono in aree abitate e non, creando ulteriori rischi per la popolazione civile. La Protezione Civile e gli stessi ministeri, come quello dell'Istruzione Superiore, monitorano costantemente la situazione per garantire l'incolumità dei cittadini e degli studenti all'estero, in un contesto in cui la parola "guerra" è ormai entrata prepotentemente nella vita di tutti i giorni, nonostante gli sforzi per mantenere un velo di normalità. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, pur cercando di smorzare i toni e sottolineando che l'Italia non è nel mirino diretto di Teheran, deve fare i conti con una realtà fatta di basi sotto attacco e mezzi distrutti.

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