Hydro, la multinazionale dei profitti che chiude gli stabilimenti in Europa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre i conti dell’azienda, che i sindacati hanno passato al vaglio, segnano utili miliardari e distribuzioni di dividendi da record ai soci, la proprietà di Hydro annuncia la chiusura di cinque siti produttivi nel continente, incluso quello storico di Feltre, in provincia di Belluno. Una mossa definita, da più parti, puramente speculativa e volta a incrementare ulteriormente margini già ampi, in un settore, quello dell’estrusione dell’alluminio, che registra soltanto una lieve flessione rispetto all’anno precedente e non giustificherebbe operazioni così drastiche. La decisione, presa nonostante la salute finanziaria del gruppo norvegese sia ottima, lascia sul campo oltre un centinaio di lavoratori diretti, ai quali se ne aggiungono altri impegnati in appalto, e solleva interrogativi stringenti sulle strategie industriali che privilegiano il rendimento finanziario immediato agli investimenti di lungo periodo e alla stabilità occupazionale.

I bilanci parlano chiaro: utili da record e dividendi miliardari

Le cifre, del resto, non lasciano spazio a dubbi e dipingono il ritratto di un colosso in piena forma. Nei primi nove mesi dell’anno, il gruppo Norsk Hydro ha generato ricavi per 13,7 miliardi di euro, conseguendo un utile netto rettificato di 806 milioni, il miglior risultato dell’ultimo triennio. A livello italiano, poi, le performance sono altrettanto rosee, con utili netti che superano i 31 milioni di euro. Una solidità economica, questa, che si traduce in distribuzioni cospicue verso gli azionisti: dei 4,5 miliardi di utili disponibili, oltre tre sono stati infatti destinati al pagamento di dividendi. Una scelta di governance che, stando alle analisi della Fiom di Belluno, smonta ogni argomentazione basata su presunte difficoltà di mercato e configura invece una dinamica di gestione predatoria, dove la massimizzazione del profitto per gli investitori avviene a discapito del tessuto produttivo e dei posti di lavoro.

Il paradosso della comunicazione aziendale

A accentuare il senso di amarezza e di contraddizione tra i dipendenti, che si apprestano a perdere il proprio lavoro, contribuisce non poco la comunicazione stessa dell’azienda. Circola infatti tra gli operai un video promozionale, diffuso dalla multinazionale alcuni mesi fa, che celebra i valori dell’inclusione e dell’integrazione delle persone con disabilità. Un filmato dall’aria scanzonata e ottimista, il cui messaggio risulta stridente, se non beffardo, se accostato alla fredda decisione di dismettere cinque realtà produttive in Europa, stabilimenti che, significativamente, non compaiono neppure nelle sequenze iniziali del corto di marketing. Una discrepanza che fa riflettere su come spesso l’immagine proiettata verso l’esterno possa divergere sensibilmente dalle scelte concrete che impattano sulla vita delle persone.

La risposta sindacale e il caso di Feltre

La replica delle organizzazioni sindacali, con la Fiom in prima linea, è stata netta e ha sottolineato come non esista alcuna giustificazione industriale o di mercato per le chiusure. L’analisi dei bilanci dimostra anzi che sarebbero ampiamente possibili investimenti per rilanciare e ammodernare gli impianti, garantendo così un futuro ai lavoratori e al territorio. La scelta di Hydro, invece, appare orientata unicamente a comprimere i costi e a spremere ulteriori margini da un’attività già molto redditizia, in quello che viene definito un “esempio lampante” di approccio speculativo. Per i 115 dipendenti di Feltre e i 35 esterni coinvolti, la prospettiva è ora quella di un licenziamento che si consuma non in uno scenario di crisi aziendale, ma al contrario in un momento di floridezza finanziaria senza precedenti, un paradosso che grava come un macigno sulla provincia bellunese e sul suo indotto.

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