Il massaggio cardiaco della studentessa sul bus a Milano: così ha strappato alla morte una sconosciuta
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Redazione Interno
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Il trambusto di una corsa in autobus, a Milano, si è trasformato all’improvviso in un palcoscenico di emergenza quando una donna, una passeggera qualunque, è stata colta da un arresto cardiocircolatorio accasciandosi al suolo senza più dare segni di vita. In quei secondi, che per chi si trova a terra possono essere fatali, la prontezza di un’altra viaggiatrice, una ragazza di soli 23 anni, ha invertito la rotta di un destino che sembrava già scritto. Elena Grassi, questo il suo nome, è una studentessa originaria di Recanati iscritta al terzo anno del corso di laurea in Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia presso l’Università Politecnica delle Marche, e la sua reazione istintiva e competente ha fatto la differenza tra la vita e la morte.
Mentre il mezzo pubblico viaggiava per le vie del capoluogo lombardo, infatti, la donna ha perso conoscenza e la giovane, resasi conto della gravità della situazione, non ha esitato un istante. Ha preso l’iniziativa, lei che studentessa di radiologia è e non una specializzata in rianimazione, ma che grazie al percorso formativo dell’ateneo dorico aveva avuto modo di frequentare un corso BLSD (Basic Life Support Defibrillation), un modulo didattico inserito nel piano di studi e dedicato proprio ai principi di assistenza alla persona nelle situazioni di criticità. E così, mentre gli altri passeggeri probabilmente osservavano attoniti o cercavano di capire cosa stesse accadendo, Elena ha iniziato le compressioni toraciche, quel massaggio cardiaco che ha permesso di mantenere in circolo il sangue ossigenato, supplendo all’improvviso fermo del cuore della malcapitata.
La catena dei soccorsi e il riconoscimento dei medici del San Raffaele
Le manovre salvavita, eseguite senza sosta dalla studentessa, hanno tenuto la donna in una sorta di limbo sospeso tra il pericolo imminente e la speranza, un limbo che ha fatto da ponte fino all’arrivo dei sanitari del 118. È stato un intervento tempestivo e risolutivo, tanto che una volta presa in carico dalla macchina dei soccorsi avanzati, la passeggera è stata stabilizzata e trasportata in ospedale. La notizia del gesto, di questa catena di eventi che ha visto una cittadina comune trasformarsi in anello fondamentale per la sopravvivenza di un’altra persona, ha fatto breccia anche oltre il recinto dell’emergenza stradale. Il dottor Tommaso Scquizzato, medico della Terapia Intensiva Cardio-toraco-vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ha personalmente contattato Elena per esprimerle gratitudine e per rimarcare quanto sia cruciale la diffusione capillare delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare tra la popolazione. Persino il professor Alberto Zangrillo, attraverso i canali social del nosocomio, ha voluto dare risonanza all’episodio, sottolineando il valore della preparazione universitaria che, uscendo dalle aule, si riversa nella vita concreta delle persone.
La formazione dell’ateneo e l’orgoglio del rettore Quagliarini
Dietro la prontezza di Elena Grassi, c’è un lavoro silenzioso e costante che viene portato avanti dall’Università Politecnica delle Marche, e in particolare dal Centro di Ricerca e Servizio “Il CUoRE dell’UNIVPM”, una realtà accademica che si dedica alla didattica e alla ricerca sulle procedure di primo soccorso e sul supporto vitale, defibrillazione inclusa. Ed è proprio in quel contesto, all’interno del modulo didattico che forma centinaia di studenti ogni anno in collaborazione con il Servizio sanitario regionale e altre istituzioni, che la giovane ha appreso quelle sequenze di compressioni e quelle tecniche che ha poi replicato con sangue freddo sul bus milanese. Il rettore Enrico Quagliarini, nel commentare l’accaduto, ha voluto sottolineare come il gesto di Elena incarni i valori che l’ateneo cerca di trasmettere: competenza, responsabilità e servizio. Non è retorica, viene da pensare, quando un’azione individuale diventa esempio tangibile di come l’istruzione, quella vera e applicata, possa tradursi in un vantaggio collettivo, in un bene per la società che prescinde dai ruoli e dalle professioni. La giovane, dal canto suo, ha espresso il desiderio di poter incontrare un giorno la donna che ha salvato, un pensiero che umanizza ulteriormente una vicenda già di per sé carica di umanità.




