Il noleggio a lungo termine frena nel primo trimestre 2026, ma l’ibrido spinge le ricaricabili
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Redazione Economia
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C’era una volta la corsa inarrestabile del noleggio a lungo termine, ebbene quel treno sembra aver rallentato la marcia proprio nei primi mesi del 2026. Secondo i dati diffusi da UNRAE, che ha analizzato le sottoscrizioni di contratti con durata superiore ai trenta giorni, il settore ha registrato 251.680 nuovi accordi tra gennaio e marzo: un volume che, se da un lato si mantiene su livelli decisamente elevati, dall’altro segna una flessione dell’1% rispetto allo stesso trimestre del 2025. Si tratta, per la precisione, della prima battuta d’arresto dal 2022, un segnale che gli analisti avevano imparato a non vedere da tempo. Eppure, a guardare il bicchiere mezzo pieno, il dato conferma la solidità di un comparto che ormai rappresenta una fetta importante delle immatricolazioni nazionali: nonostante questo lieve passo indietro, il fenomeno resta strutturale e lontano dal crollo che qualcuno potrebbe immaginare.
Privati tengono duro, aziende rallentano il rinnovo delle flotte
Se si scende nel dettaglio della composizione della clientela, emerge una fotografia a tinte contrastanti. I privati, quelli senza partita Iva che hanno scelto la rata mensile “tutto incluso” per liberarsi del peso della proprietà, rappresentano ancora il 15,2% del totale dei contratti, una quota che è rimasta sorprendentemente stabile. Non solo: chi ha firmato per un’auto da usare in autonomia lo ha fatto per impegni più lunghi rispetto al passato, visto che la durata media dei contratti è salita a 22 mesi (erano 20 nel 2025), con i soli privati che arrivano a sfiorare i 25 mesi. Dall’altra parte della barricata, quella delle aziende, si registra invece una certa cautela: le società non automotive (che da sole pesano per il 65,1% del mercato) hanno mantenuto i volumi sostanzialmente invariati, segno che molte flotte stanno aspettando tempi migliori per rinnovare il parco mezzi, forse frenate dall’incertezza normativa o dalla voglia di capire che piega prenderanno i costi delle nuove tecnologie.
Il breve termine vola, ma è una storia diversa
Attenzione però a non confondere i piani: se il lungo termine arranca, il cugino a breve termine sta vivendo una sorta di età dell’oro. L’analisi di ANIASA, l’associazione che in Confindustria segue la mobilità pay-per-use, chiarisce subito l’equivoco parlando di immatricolazioni di veicoli (auto più commerciali leggeri) effettuate dalle società di noleggio, che hanno totalizzato circa 179.000 unità nel trimestre, con un balzo del 10%. Questo exploit è trainato quasi esclusivamente dalle auto a breve termine, che segnano un +58,3%: un risultato che ha del clamoroso e che gli addetti ai lavori spiegano con l’effetto combinato dell’anticipo dei rinnovi flotte in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina e della Pasqua caduta particolarmente presto quest’anno. Il lungo termine, invece, proprio nelle immatricolazioni (cioè nelle auto che le società comprano per dare ai clienti) ha subito una flessione del 3,5% per le vetture e addirittura del 9,9% per i veicoli commerciali leggeri, a dimostrazione che la filiera sta gestendo con prudenza gli acquisti di nuove unità.
Addio diesel, avanti tutta con le ibride plug-in (e i cinesi avanzano)
Sotto il cofano, poi, la rivoluzione silenziosa è già iniziata da un pezzo, ma i numeri del 2026 la rendono ormai inequivocabile. Il diesel, un tempo sovrano incontrastato delle flotte aziendali per via delle percorrenze chilometriche elevate, continua a perdere colpi: oggi nel lungo termine rappresenta solo il 29,6% dei contratti, ma se si guarda alle sole auto immatricolate da chi offre il servizio, la quota crolla addirittura al 22,6%. A prendersi la scena sono le ibride, che con il 33,7% restano la scelta più gettonata, ma il vero exploit è quello delle ibride plug-in (PHEV), quelle che si possono ricaricare alla spina, cresciute del 57,4% in un anno. Le elettriche pure (BEV), invece, procedono a rilento (+12,6%) e faticano a decollare come molti si aspettavano, forse frenate ancora dai dubbi sull’autonomia e dalle infrastrutture di ricarica non sempre capillari. Tra le curiosità più gustose di questo trimestre c’è poi l’avanzata dei marchi cinesi: se nel mercato generale raddoppiano la loro quota arrivando al 12,4%, nel solo canale del noleggio a lungo termine ne vengono targate addirittura 7.145, il triplo rispetto allo stesso periodo del 2025. Un segnale che i costruttori orientali hanno ormai sfondato la porta blindata delle car policy aziendali, proponendosi come alternativa credibile e, pare, sempre più gradita.




