Trump usa i dazi come arma per isolare la Cina, mentre i mercati vacillano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il confronto commerciale avviato dall’amministrazione Trump sta assumendo contorni sempre più definiti, rivelando un obiettivo che va oltre la semplice rinegoziazione degli equilibri economici. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’ex presidente americano intende trasformare i dazi in uno strumento di pressione geopolitica, mirando a indebolire la posizione globale della Cina. Non si tratta più di bilanciare i flussi commerciali, ma di costringere Pechino ai margini del sistema economico internazionale, obbligando i partner degli Stati Uniti a scegliere da che parte stare.

La strategia, delineata nei colloqui con oltre 70 Paesi, prevede un do ut des chiaro: concessioni tariffarie in cambio di una riduzione degli scambi con la Cina. Un approccio che, se applicato su larga scala, potrebbe alterare gli equilibri delle catene di approvvigionamento globali, già messe a dura prova dalle tensioni degli ultimi anni. Intanto, i mercati reagiscono con nervosismo: dopo il crollo del 3% a Wall Street, trainato dal settore tech e dei semiconduttori, le borse asiatiche hanno registrato un rimbalzo nelle prime ore di giovedì, con il Nikkei in rialzo dell’1,1% e Hong Kong e Shanghai in crescita di circa l’1,2%.

L’euro, invece, ha perso lo 0,5% sul dollaro, scendendo a 1,13148, dopo le dichiarazioni del governatore della Fed Jerome Powell, che ha frenato le attese su un imminente taglio dei tassi. Sul fronte cinese, le autorità hanno respinto con durezza le nuove tariffe statunitensi, definite «prive di logica economica», mentre Goldman Sachs ha lanciato un avvertimento sugli effetti di un possibile disimpegno dagli indici globali, stimando perdite potenziali fino a 800 miliardi di dollari.

Le ripercussioni economiche si fanno sentire anche a livello macro: Fitch ha rivisto al ribasso le stime di crescita globale, prevedendo un Pil mondiale sotto il 2% quest’anno, mentre il Wto ha annunciato un calo degli scambi commerciali nel 2025, compreso tra lo 0,2% e l’1,5%. Powell, da parte sua, ha ammesso che l’impatto dei dazi potrebbe rivelarsi più ampio del previsto, alimentando ulteriori timori tra gli investitori.

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