Le Borse asiatiche vacillano dopo l'annuncio dei dazi di Trump, mentre Hong Kong resiste
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Redazione Esteri
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L’apertura delle principali Borse asiatiche – con l’eccezione di Hong Kong – è stata segnata dal calo, una reazione a catena scatenata dall’annuncio del presidente statunitense Donald Trump sull’introduzione di dazi del 25% per le auto importate da fuori gli Stati Uniti, misura che entrerà in vigore il 2 aprile. A Shanghai, l’indice Composite ha perso lo 0,19%, attestandosi a 3.362,17 punti, mentre Shenzhen ha registrato un calo dello 0,43%, scendendo a 2.037,35 punti. Diverso il quadro a Hong Kong, dove l’Hang Seng, nonostante le tensioni commerciali, ha aperto in rialzo dello 0,37%, toccando i 23.570,07 punti.
La mossa di Trump, che riaccende lo scontro doganale con i principali partner economici degli Stati Uniti, ha immediatamente sollevato critiche e preoccupazioni. Tra i primi a subirne le conseguenze, paradossalmente, c’è Elon Musk, alleato del tycoon e fondatore di Tesla, che ha ammesso come i nuovi dazi avranno un impatto significativo sui costi di produzione dei veicoli elettrici. «Influenzeranno il prezzo dei pezzi di ricambio provenienti dall’estero», ha precisato Musk su X, sottolineando come l’aumento dei costi non sarà marginale.
Ma le minacce del presidente americano non si fermano qui. In un post su TruthSocial, Trump ha avvertito l’Unione Europea e il Canada di possibili ritorsioni qualora venissero percepite come azioni coordinate contro gli interessi statunitensi. «Se collaborerete per danneggiarci, imporremo dazi più elevati», ha scritto, definendo gli Stati Uniti come il "miglior amico" che questi Paesi abbiano mai avuto. Un linguaggio che, dietro il tono apparentemente colloquiale, nasconde una strategia aggressiva, già al centro di aspre polemiche tra economisti e analisti.




