Borse asiatiche in recupero, Tokyo e Hong Kong 0,7%. Petrolio oltre 85 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le principali borse asiatiche hanno archiviato la seduta odierna in territorio positivo, sebbene l'umore degli investitori resti improntato alla massima prudenza. A pesare sul sentiment è l'evidente escalation delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, con il conseguente balzo del prezzo del petrolio che ha superato la soglia degli 85 dollari al barile per il Brent, un livello che non si vedeva da un mese.

A spingere i listini, in particolare, è stato il settore dei titoli non tecnologici, mentre l'attenzione del mercato è ora focalizzata sui dati sull'inflazione statunitense in arrivo in serata.

I numeri del rimbalzo asiatico

La seduta si è chiusa con segni positivi diffusi su tutti i principali indici della regione. Tokyo ha messo a segno un progresso dello 0,7%, così come Hong Kong, che ha registrato un analogo incremento percentuale. La performance più brillante è però arrivata da Shanghai, dove il listino ha messo a segno un balzo dell'1,98%, guidando di fatto il recupero dei mercati asiatici.

Un rimbalzo, questo, che segue le perdite subite nella seduta precedente, quando il settore tecnologico e in particolare i produttori di semiconduttori avevano trascinato al ribasso le borse.

Il petrolio galoppa, l'incognita inflazione

Il vero elemento di turbolenza per i mercati resta la corsa del greggio. Il petrolio Brent è salito oltre gli 85,5 dollari al barile, mentre il WTI americano ha superato quota 80 dollari, segnando un aumento di circa il 2-3% in una sola giornata e raggiungendo i livelli più alti delle ultime quattro settimane. L'impennata è una diretta conseguenza del ripristino del blocco navale statunitense nel Golfo Persico e delle tensioni nello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale per il trasporto del greggio.

Il presidente Donald Trump ha disposto il blocco delle navi iraniane e prospettato l'applicazione di un pedaggio del 20% sul carico per le imbarcazioni in transito. Questo scenario ha riaperto i timori di un'impennata dell'inflazione, un rischio che potrebbe spingere le banche centrali a mantenere o addirittura inasprire le politiche monetarie restrittive. Tutti gli occhi sono quindi puntati sui dati sull'inflazione statunitense di stasera, che potrebbero fornire indicazioni cruciali sulle prossime mosse della Federal Reserve.

Lo scenario tra mercati e tensioni geopolitiche

Mentre le borse asiatiche mostrano segni di tenuta, le attività militari nel Golfo Persico proseguono senza sosta e il prezzo del petrolio ha già registrato il rialzo giornaliero più forte dal 2020. A Wall Street, l'S&P 500 ha chiuso in ribasso dello 0,8% e il Nasdaq dell'1,7%, segno che la cautela resta la parola d'ordine anche sui mercati occidentali. Questa mattina le borse europee hanno aperto in debolezza, mentre l'indice MSCI Asia Pacific è sceso dell'1%.

Il tutto in un contesto in cui l'incremento dei prezzi dell'energia e il rialzo dei rendimenti obbligazionari continuano a esercitare pressione sull'outlook economico globale, in un'atmosfera già pesantemente condizionata dalle incertezze geopolitiche.

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