L’attacco con droni a Dubai e i danni alla base americana in Kuwait: la risposta armata dell’Iran nel cuore del Golfo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Due droni iraniani hanno preso di mira nella notte la città di Dubai, nel quadro di un’escalation militare che coinvolge ormai l’intera regione del Golfo. Il primo velivolo senza pilota, secondo quanto apprende l’Adnkronos, si è schiantato contro un palazzo situato a Creek Harbour, un’area di lusso in fase di sviluppo sulla sponda orientale del celebre corso d’acqua; il secondo, invece, è esploso in uno spazio aperto nella zona di Al Jaddaf, un quartiere residenziale e commerciale che si trova nelle vicinanze del centro storico. Le autorità locali, per il tramite del Dubai Media Office, hanno confermato l’accaduto parlando di un incendio divampato in seguito all’impatto, precisando comunque che le fiamme sono state tempestivamente domate e che, nonostante la violenza dell’accaduto, non si registrano vittime. L’edificio colpito al Creek Harbour, peraltro, ospiterebbe militari statunitensi: lo ha riferito senza mezzi termini la televisione di Stato iraniana, l’Irib, che sul suo canale Telegram ha parlato di un "nascondiglio per i soldati americani che hanno attaccato l’Iran", giustificando in questo modo l’operazione.

Parallelamente all’azione su Dubai, e a dimostrazione di un coordinamento che appare tutt’altro che casuale, nuove immagini satellitari analizzate da fonti di intelligence e diffuse in queste ore indicherebbero danni ingenti anche alla base aerea statunitense di Ali al-Salem, situata in Kuwait. I rilievi fotografici, che mostrano il cratere di un'esplosione e le infrastrutture pesantemente compromesse, suggerirebbero la distruzione o il danneggiamento grave di almeno tre rifugi rinforzati, quelli tecnicamente definiti "hardened aircraft shelters", strutture progettate per proteggere i velivoli da attacchi diretti. In quei ricoveri, secondo le prime ricostruzioni, trovavano posto alcuni droni di classe MALE (Medium Altitude Long Endurance) dell’Aeronautica statunitense, tra cui alcuni esemplari del famigerato modello MQ-9 Reaper, utilizzato abitualmente per missioni di sorveglianza ad alta quota e, quando necessario, per operazioni di attacco di precisione contro obiettivi nemici.

La reazione politica degli Emirati tra fermezza e diritto internazionale

Di fronte a quella che appare come una chiara violazione della propria sovranità territoriale, la reazione degli Emirati Arabi Uniti non si è fatta attendere e si è contraddistinta per un tono estremamente netto e deciso. Sua Eccellenza l’Ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Abdulla Ali Ateeq Obaid Alsubousi, ha rilasciato dichiarazioni inequivocabili, affermando che il proprio Paese "non accetterà alcuna violazione della propria sovranità o sicurezza". Il diplomatico, con parole misurate ma dal contenuto molto pesante sul piano politico, ha poi aggiunto che gli Emirati mantengono "il pieno e legittimo diritto di adottare tutte le misure necessarie per deterrere e rispondere a qualsiasi aggressione", sottolineando come si tratti di una facoltà garantita dalle convenzioni internazionali. Questa presa di posizione ufficiale, diffusa anche attraverso i canali istituzionali, serve a ribadire davanti alla comunità internazionale che Abu Dhabi non intende rimanere inerme e che valuterà ogni strumento a propria disposizione per tutelare l’incolumità dei propri cittadini e dei numerosi residenti stranieri che vivono e lavorano sul suo territorio.

L’indagine in corso e le immagini della colonna di fumo su Dubai Creek Harbour

Sul piano tecnico e investigativo, le autorità competenti hanno fatto sapere di aver già avviato un'indagine approfondita per fare piena luce sulla dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità. Il Dubai Media Office, l’ente governativo che gestisce la comunicazione ufficiale dell’emirato, ha confermato in una nota che l’incendio sviluppatosi in uno dei grattacieli residenziali è stato domato senza particolari problemi, ma ha anche precisato che non è stato immediatamente possibile stabilire una correlazione certa tra i primi filmati amatoriali circolati sui social network e l’incidente descritto nel comunicato ufficiale. Nel cielo notturno di Dubai, immortalato da smartphone e telecamere di sorveglianza, si è levata una densa colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza, un’immagine che ha fatto il giro del mondo in poche ore e che testimonia la gravità di quanto accaduto nel cuore di una delle mete turistiche ed economiche più importanti e sorvegliate dell’intero scacchiere mediorientale.

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