I Subsonica e il viaggio nelle “Terre rare”, un nuovo inizio dopo trent’anni di carriera

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un momento, nella lunga traiettoria di una band, in cui ci si concede il lusso di fermarsi, guardarsi indietro e, paradossalmente, ripartire. Per i Subsonica, quel momento è adesso, con la celebrazione dei loro primi trent’anni di attività, un traguardo che il quintetto torinese ha scelto di onorare non con la consueta e scontata raccolta di successi, ma con un disco inedito, l’undicesimo, intitolato “Terre rare” e in uscita il 20 marzo per Epic Records e Sony Music Italy. Un lavoro, questo, che affonda le sue radici in un’esperienza fisica e condivisa, un viaggio in Marocco, precisamente a Essaouira, che ha permesso a Samuel, Max Casacci, Boosta, Vicio e Ninja di sperimentare un’immersione totale in sonorità altre, lontane anni luce dalla comfort zone dei rigorosi studio di registrazione. Da quel bagaglio di suggestioni, raccolte tra strumenti dimenticati e rituali musicali che qui hanno una funzione quasi spirituale di purificazione e meditazione, è nata l’ossatura di un progetto che si presenta come un crocevia tra geografie reali e immaginarie.

Dalle piazze di Torino ai deserti del Mediterraneo, un suono senza confini

L’idea di fondo, come hanno raccontato gli stessi musicisti, era quella di lasciare una traccia tangibile di quell’esperienza nordafricana in ogni singolo brano, un piccolo marchio sonoro capace di trasportare l’ascoltatore in una dimensione fluida e dai contorni volutamente indefiniti. Ne è prova il brano apripista “Al confine”, una traccia che gioca appunto sull’ambiguità del limite, quel confine che può essere quello tra il giorno e la notte o, in una lettura più cupa, quello tra la vita e la morte. Non si tratta, però, di un mero esercizio di stile o di una fuga in un esotismo fine a se stesso; piuttosto, i Subsonica hanno utilizzato questa nuova linfa per agganciarsi saldamente al presente, con le sue contraddizioni e le sue ferite. Si parla di complottismo in “Teorie”, della deriva disumana dell’opportunismo in “Transumanesimo” e dell’odio per il diverso, quel “paura del diverso” che già compariva in un loro testo agli esordi, in “Straniero”, un pezzo inciso con la voce della cantante di origini palestinesi Tära. Un disco politico, dunque, che non ha alcuna intenzione di inseguire logiche commerciali o le dinamiche impietose dello streaming, ma che anzi rivendica per sé una funzione quasi maieutica: quella di provare a guidare chi ascolta verso un altrove che, nelle intenzioni dichiarate da Max Casacci, non corrisponde agli spazi angusti della contemporaneità ma che, forse, nello spirito delle persone è già presente.

Un “circo delle meraviglie” alla OGR per celebrare tre decadi di musica

L’uscita del disco è il cuore pulsante di un progetto celebrativo ben più ampio che porterà la band a intrecciare la propria storia con quella della sua città natale, Torino. Da piazza Vittorio, epicentre di una metropoli che alla fine degli anni Novanta stava radicalmente cambiando la sua pelle e sotto i cui portici la loro musica ha cominciato a risuonare, i Subsonica tornano per appropriarsi degli spazi che li hanno visti crescere. Dal 31 marzo al 12 aprile, il capoluogo piemontese si trasformerà in una sorta di museo a cielo aperto con “Cieli su Torino 96-26”: un palinsesto fitto di appuntamenti che culminerà nei quattro concerti, già tutti sold out, in programma alle OGR il 31 marzo, l’1, il 3 e il 4 aprile. Ogni serata nella Sala Fucine avrà una scaletta differente, pensata per ripercorrere l’intera discografia, e al termine di ogni show i cinque si alterneranno alla consolle per un dj set. Chi acquisterà il biglietto potrà inoltre accedere a “Rientro in Atmosfera”, una mostra antologica allestita nel Duomo delle OGR che, attraverso fotografie, memorabilia, costumi di scena e strumenti d’epoca, racconta il percorso umano e artistico della formazione.

Non è tutto, perché la città verrà coinvolta in un abbraccio diffuso: via Po ospiterà la mostra fotografica “Istantanee - Ritratti A Cielo Aperto”, mentre un percorso sonoro guidato dalla voce dei cinque musicisti condurrà i fan nei dieci luoghi simbolo che hanno ispirato la loro poetica. E poi ancora spettacoli, come “Rimango Subsonico” del musicteller Federico Sacchi, e un’esperienza itinerante, “Il Mio Dj by PNA”, un tram che dal 31 marzo al 4 aprile diventerà un club viaggiante con i dischi selezionati da Samuel. Un vero e proprio circo Barnum di meraviglie, come l’ha definito Boosta, che rappresenta per loro il modo più autentico di regalarsi del tempo di qualità insieme, dopo trent’anni passati a inseguire l’urgenza di scrivere e raccontarsi.

Dall’estate dei festival al futuro, la musica come connessione

Superata la due settimane di festeggiamenti torinesi, lo sguardo dei Subsonica si proietta già verso la stagione estiva, quando la dimensione live tornerà a essere il veicolo principale per condividere le nuove canzoni e i classici di una carriera. Il tour “Terre rare 96-26” prenderà il via il 26 giugno dallo Sherwood Festival di Padova e toccherà i principali festival italiani: il primo agosto saranno al Be Alternative Festival di Camigliatello Silano, in provincia di Cosenza, per poi spostarsi il giorno successivo a Catania, al Sotto il Vulcano Fest, e proseguire fino a meta’ agosto tra Puglia, Sardegna e Romagna. Un’estate che si preannuncia densa di appuntamenti e che suggella l’idea, più volte ribadita dal frontman Samuel, che questo non sia un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Quando una band raggiunge una longevità simile, ha spiegato il cantante, e si toglie di dosso quella “vestaglia” che gli è stata cucita addosso dall’esterno, può accadere qualcosa di imprevedibile e incredibile. E loro, da sempre predatori di suoni e immaginari, continuano a farlo con la stessa passione di chi, agli albori, non cercava la fama ma solo il piacere di suonare insieme, convinti che la narrazione più bella per festeggiare trent’anni sia proprio quella di continuare a scrivere, ad essere ciò per cui sono nati.

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