L'Ue tratta con gli Usa per le terre rare, Sefcovic: "Priorità assoluta"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La questione delle terre rare, elementi chimici fondamentali per la transizione digitale e verde, si è imposta con urgenza nell'agenda politica europea, tanto da essere definita una "priorità" dal commissario Maros Sefcovic, che ha sottolineato l'intenso lavoro di coordinamento in corso con gli alleati statunitensi. In una recente audizione parlamentare a Roma, Sefcovic ha rivelato i dettagli di colloqui serrati con alti rappresentanti del governo americano, tra i quali il Segretario al Tesoro Scott Bessent e Jameson Greer, mirati a trovare una soluzione condivisa di fronte alle nuove regole che Pechino intende applicare alle esportazioni di questi materiali strategici.

La trattativa per posticipare il sistema cinese

Al centro dei negoziati, che vedono Bruxelles e Washington unite da una preoccupazione comune, vi è la richiesta formale di rinviare "di almeno un anno" l'implementazione del nuovo sistema di controllo delle esportazioni annunciato dalla Cina. Sefcovic ha motivato questa richiesta, spiegando come l'Unione Europea nutra scetticismo verso simili meccanismi, basandosi su un'esperienza già maturata lo scorso aprile, quando l'introduzione di un regime di licenze da parte cinese non aveva dato esiti positivi. L'Europa, temendo gravi danni collaterali per le proprie industrie, sta quindi cercando di guadagnare tempo attraverso il dialogo diplomatico, mentre sullo sfondo persistono le tensioni commerciali più ampie, che includono i dazi americani su beni come vino e alcolici, per i quali l'Ue sta tentando di ottenere delle esenzioni.

La dipendenza strategica e le sue implicazioni

Quella delle terre rare rappresenta una vulnerabilità strategica di prim'ordine per l'Occidente, considerato il quasi monopolio che la Cina detiene sulla loro estrazione e lavorazione. Questo dominio conferisce a Pechino un'arma di ricatto estremamente efficace nelle trattative commerciali internazionali, un'arma che è stata già brandita nel corso dei negoziati con l'amministrazione di Donald Trump. La posizione dell'Europa appare ancor più delicata, poiché, a differenza degli Stati Uniti, dispone di filiere di approvvigionamento autonome ancora più fragili e dipendenti dalle importazioni, il che rende la sicurezza economica un tema inderogabile per le istituzioni comunitarie.

L'accordo Usa-Cina e le ripercussioni per Bruxelles

L'intesa raggiunta tra Washington e Pechino, sebbene nei suoi dettagli non sia ancora completamente chiara, viene vista da Bruxelles come un evento destinato ad avere "implicazioni molto dirette" per il Vecchio Continente. Sefcovic ha commentato l'accordo dopo averne discusso con il segretario americano Howard Lutnick, evidenziando come le dinamiche tra le due superpotenze economiche influenzino inevitabilmente gli equilibri globali e la stabilità del mercato unico. La concentrazione del controllo cinese su queste risorse, essenziali per la produzione di magneti permanenti e di una vasta gamma di tecnologie avanzate, dall'elettronica di consumo alle applicazioni militari, rimane dunque il nodo cruciale che l'Europa, in coordinamento con gli Stati Uniti, si trova obbligata a sciogliere.

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