Legambiente: addio a Carlo Monguzzi, il “combattente” verde che non si è mai arreso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia, giunta nella tarda serata di ieri, ha scosso il mondo politico e ambientalista milanese. Carlo Monguzzi, storica coscienza ecologista del capoluogo lombardo e attuale consigliere comunale con Europa verde, si è spento a 74 anni al termine di una breve malattia. A darne l’annuncio, con un dolore che traspare da ogni parola, è stata Legambiente Lombardia: l’associazione lo ricorda come un “grande combattente delle battaglie ambientaliste”, capace di unire – in una sintesi rara – la disciplina di “uomo di squadra” e la libertà di un “solista”. Una definizione, quest’ultima, che calza a pennello per descrivere un percorso politico fatto di coerenza ferrea e di scontri, talvolta persino con i propri alleati.

Uno spirito indomito e la gentilezza di fondo

Difficile, anzi impossibile, trovare un ricordo di Monguzzi che non s’incardini su due pilastri del suo carattere, all’apparenza poco conciliabili. Da un lato la severità del lottatore, quella che lo portava a non transigere sui principi – dal fronte del traffico veicolare alla tutela del suolo, passando per l’opposizione a qualsiasi opera ritenuta speculativa. Dall’altro una gentilezza mai affettata, quasi disarmante per chi lo incrociava per la prima volta in consiglio comunale. I decenni di militanza, del resto, non gli avevano tolto quell’approccio umano che molti colleghi, anche di schieramenti opposti, gli riconoscevano senza riserve.

A tratteggiare il profilo più autentico dell’uomo è stato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e co-portavoce di Europa verde: Monguzzi, nelle sue parole, resterà un “pezzo di storia dell’ambientalismo”, di quelli che hanno lottato “fino all’ultimo per migliorare la qualità della vita nella sua città, Milano, sempre dalla parte dei cittadini e mai degli interessi particolari”. Un’eredità, quella della lotta senza cedimenti, che il consigliere ha coltivato anche negli ultimi mesi, quando la malattia ne aveva già minato il fisico ma non la verve critica.

Le contraddizioni di un uomo solo (ma non troppo)

C’è un aspetto, per certi versi inquietante, che emerge dalla cronaca di queste ore: l’uguale rispetto che la morte impone. Lo si nota facilmente quando a mancare sono gli amici; lo si dimentica, troppo spesso, quando a spegnersi sono gli avversari politici. Eppure, chi ha condiviso con lui le aule e le piazze – pure in disaccordo feroce su temi come il sostegno alla giunta di centrosinistra – ammette oggi che la “livella” di cui parlava un celebre poeta rende tutti uguali. Monguzzi, che aveva iniziato la sua carriera in aree della sinistra radicale per poi approdare al Pd e infine ai Verdi, non ha mai nascosto le sue critiche alla stessa maggioranza che lo vedeva seduto tra i banchi dell’opposizione interna. Critiche feroci, a volte persino spiazzanti per i suoi ex alleati, ma sempre motivate da una coerenza che molti definivano “ostinata”.

Nelle ultime settimane, si racconta, aveva continuato a seguire le pratiche ambientali del comune: segnalava, controllava, chiedeva atti. Non si è mai concesso la pensione morale, né la stanchezza. Una tempra, la sua, che Legambiente sintetizza con un’immagine potente: “Milano e la Lombardia perdono un grande combattente delle battaglie ambientaliste”.

Un’eredità che non si chiude in un’aula

I messaggi di cordoglio arrivano trasversalmente, persino da quelle forze politiche che lui aveva spesso attaccato senza mezzi termini. Nessuno, nei comunicati ufficiali, osa sminuire il ruolo di pioniere che Monguzzi ha giocato nell’ambientalismo italiano degli anni Ottanta e Novanta, quando parlare di verde in consiglio comunale significava raccogliere ironie e ostracismi. Oggi, a distanza di decenni, molte delle sue battaglie – dalla mobilità sostenibile al risanamento dell’aria – sono diventate politiche pubbliche. Una vittoria postuma, certo, ma non per questo meno concreta. L’assenza di un uomo così, severo e appassionato insieme, lascerà un vuoto difficile da colmare in un panorama politico milanese sempre più frammentato e, a tratti, disincantato.

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